«Non è la teoria l’essenziale, ma il programma pratico.» — Y.H. Brenner

Informazione israeliana in lingua italiana dal 7.10.2023

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Fronte Libano

Ultima ricezione 07:04

Secondo quanto riportato, Hezbollah si sta preparando a una guerra regionale e sta ripristinando le proprie capacità militari

Secondo un rapporto dell'agenzia di stampa Reuters, Hezbollah si starebbe preparando per una nuova guerra regionale. Fonti in Libano hanno riferito all'agenzia che negli ultimi tre mesi l'organizzazione terroristica si è preparata a nuovi attacchi israeliani e che l'Iran ha recentemente trasferito decine di milioni di dollari per ripristinare le sue capacità militari.

Questa notizia si aggiunge a un altro rapporto di Reuters pubblicato all'inizio del mese, secondo il quale l'Iran avrebbe trasferito 200 milioni di dollari per il ripristino delle capacità militari di Hezbollah.

Un'altra fonte ha affermato che, oltre al ripristino delle capacità militari, Hezbollah si sta concentrando sulla ricostruzione e la riabilitazione dei vertici dell'organizzazione.
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Hezbollah aumenta l'allerta per timori di escalation con Israele e conflitti interni in Libano

Hezbollah aumenta il livello di allerta per timori di escalation con Israele

La televisione libanese al-Jadid riporta che Hezbollah ha aumentato il livello di allerta per timori di un'escalation israeliana o di un'escalation di conflitti interni in Libano. Tuttavia, fonti dell'organizzazione negano le segnalazioni di trasferimento di membri da sud del Libano al quartiere di Dahieh a Beirut.
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Libano meridionale, l’IDF smantella oltre 540 infrastrutture terroristiche nella Zona di Sicurezza

Le Forze di Difesa Israeliane hanno reso noto che le unità della 91ª Divisione, impegnate nelle operazioni nella Zona di Sicurezza nel Libano meridionale, hanno smantellato oltre 540 infrastrutture terroristiche e sequestrato più di 150 armi nelle ultime settimane.

Le operazioni si sono concentrate nelle aree di Al-Khiam, Tayr Harfa, Meiss El Jabal e Majdal Zoun, dove i militari israeliani hanno individuato e neutralizzato depositi di armamenti e altre infrastrutture utilizzate dalle organizzazioni terroristiche.

Tra il materiale rinvenuto figurano granate, razzi, lanciarazzi RPG, missili anticarro a corto e lungo raggio, pezzi di artiglieria, lanciatori, fucili Kalashnikov, ordigni esplosivi, pistole e numerose munizioni.

L’obiettivo dichiarato dell’operazione è impedire a Hezbollah di ricostituire le proprie capacità militari lungo il confine settentrionale di Israele, neutralizzando le infrastrutture che rappresentano una minaccia per le comunità israeliane e per le truppe dell’IDF.

In una dichiarazione ufficiale, l’esercito israeliano ha ribadito che non consentirà a Hezbollah di colpire i civili israeliani o i propri militari e che proseguirà le operazioni necessarie a eliminare le minacce alla sicurezza dello Stato ebraico.

L’IDF ha inoltre sottolineato di rimanere impegnato nel rispetto dell’accordo di cessate il fuoco, pur mantenendo la propria libertà operativa contro le minacce individuate nella Zona di Sicurezza.
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Hezbollah sposta lanciamissili all'interno di abitazioni civili

Secondo alcune segnalazioni provenienti dal Libano, operatori di Hezbollah hanno iniziato a trasferire lanciamissili balistici e lanciarazzi all'interno di abitazioni civili in tutto il Paese.

Stando a quanto riferito, i civili vengono fatti evacuare dalle aree interessate e ogni famiglia riceve un pagamento immediato di 10.000 NIS.
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Secondo quanto riportato, Rubio e Aoun avrebbero discusso del sequestro di esplosivo di Hezbollah

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato con il Presidente libanese Joseph Aoun del sequestro di centinaia di chilogrammi di esplosivo appartenenti a Hezbollah, secondo quanto riferito a Reuters da un funzionario del Dipartimento di Stato.

Secondo il funzionario, Rubio ha chiesto ad Aoun di assicurare alla giustizia i responsabili della spedizione – coloro che l'hanno ordinata, finanziata e diretta – e ha "sottolineato che la restituzione dell'esplosivo a Hezbollah è inaccettabile".
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Israele avverte Hezbollah che un attacco con l’Iran porterà alla perdita di territori in Libano

Israele avverte Hezbollah: «Se attaccherete al fianco dell’Iran, perderete altri territori in Libano».

Katz annuncia un piano militare che potrebbe provocare oltre un milione di sfollati

Durissimo avvertimento del Ministro della Difesa israeliano Israel Katz a Hezbollah e al suo Segretario generale Naim Qassem. Durante una visita alle posizioni delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) nel Libano meridionale, Katz ha delineato le conseguenze di un eventuale intervento dell’organizzazione terroristica sciita al fianco dell’Iran in una nuova offensiva contro Israele.

«Se Hezbollah si unirà all’Iran in un attacco contro Israele, subirà un colpo devastante e perderà ulteriori territori nel Libano meridionale, nelle aree di Nabatieh e del fiume Litani, che diventeranno parte della zona di sicurezza permanente di Israele».

Il Ministro ha precisato che l’IDF è già preparato a condurre l’operazione terrestre necessaria per raggiungere questi obiettivi.

L’avvertimento riguarda anche la popolazione civile e la capitale libanese.

Secondo Katz, in caso di nuova guerra, Israele ordinerà l’evacuazione verso nord dell’intera popolazione sciita nelle aree comprese fino ai fiumi Awali e Zahrani, per consentire un’offensiva contro le infrastrutture militari di Hezbollah e allontanare la minaccia dei droni dalle comunità israeliane settentrionali.

Anche la Dahieh, la periferia meridionale di Beirut che ospita importanti strutture dell’organizzazione, sarebbe interessata da ordini di evacuazione e da attacchi contro le infrastrutture di Hezbollah.

«Oltre un milione di sciiti diventeranno sfollati in Libano», ha avvertito Katz, delineando uno scenario di gravissime conseguenze umanitarie.

Particolarmente duro il messaggio rivolto direttamente al leader di Hezbollah, Naim Qassem:

«Nasrallah ha distrutto la comunità sciita libanese prima di essere eliminato. Naim Qassem potrebbe distruggerla completamente, prima di essere a sua volta eliminato e mandato a raggiungere Nasrallah e il suo predecessore negli abissi dell’inferno».

Il messaggio del vertice della Difesa israeliana è inequivocabile: un nuovo intervento di Hezbollah al fianco di Teheran provocherebbe una risposta militare su larga scala, con l’espansione della zona di sicurezza controllata da Israele e una nuova offensiva anche contro le strutture dell’organizzazione a Beirut.

Le dichiarazioni costituiscono un avvertimento condizionato all’eventuale partecipazione di Hezbollah a un attacco iraniano, non l’annuncio dell’avvio immediato dell’operazione.
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Libano, l’Unione Europea vuole prorogare la missione UNIFIL: Kaja Kallas teme un vuoto di sicurezza al confine con Israele

L’Unione Europea si schiera a favore del prolungamento del mandato di UNIFIL, la missione delle Nazioni Unite nel Libano meridionale, destinata a concludersi il 31 dicembre 2026.

A dichiararlo è l’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera, Kaja Kallas, durante una visita ufficiale in Libano.

«Non può esserci un vuoto di sicurezza nel Libano meridionale», ha spiegato Kallas, sottolineando che gli Stati membri europei sono favorevoli al rinnovo della missione.

UNIFIL, presente in Libano dal 1978, conta attualmente circa 7.500 militari e operatori provenienti da quasi 50 Paesi. Nonostante quasi mezzo secolo di presenza internazionale, la missione non è riuscita a impedire il ripetersi dei conflitti né il consolidamento militare di Hezbollah nel sud del Paese.

La decisione di concluderne il mandato era stata adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 2025, anche sotto pressione americana.

Il nuovo accordo negoziato con la mediazione degli Stati Uniti tra Israele e Libano prevede il disarmo di Hezbollah, il graduale ritiro delle forze israeliane e il dispiegamento dell’esercito libanese nelle aree meridionali. L’attuazione dell’intesa, tuttavia, risulta sostanzialmente bloccata.

Secondo Kallas, in assenza di una nuova forza internazionale incaricata di verificare il rispetto degli accordi, la partenza di UNIFIL rischierebbe di creare un pericoloso vuoto di sicurezza.

Resta però una questione fondamentale: quale garanzia concreta può offrire una missione che, in quasi cinquant’anni, non è riuscita a impedire che il Libano meridionale diventasse una delle principali basi operative di Hezbollah contro Israele?

La posizione europea riapre dunque il dibattito non soltanto sulla permanenza dei caschi blu, ma soprattutto sulla loro effettiva capacità di garantire la sicurezza lungo il confine settentrionale dello Stato ebraico.
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Notizie dal Libano: "Voli sospesi all'aeroporto turco a causa di una minaccia di bomba a bordo di un aereo"

L'emittente libanese Al-Mayadeen, affiliata a Hezbollah, ha riferito che i voli all'aeroporto di Şanlıurfa, nel sud della Turchia, sono stati sospesi a seguito di una minaccia di bomba a bordo di uno degli aerei. Tutti i passeggeri sono stati evacuati e le squadre di sicurezza hanno avviato un'accurata perquisizione del velivolo.
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Secondo quanto riportato, a fine mese si terrà in Florida un incontro militare tra Libano, Stati Uniti e Israele

Una fonte ufficiale libanese ha riferito all'emittente libanese Al-Mayadeen che è previsto un "incontro militare libanese-americano con la partecipazione della parte israeliana" dal 20 al 22 ottobre.

L'incontro si terrà alla fine del mese in Florida, sotto la supervisione del Comando Centrale degli Stati Uniti.

La fonte ha aggiunto che non ci sarà alcun coinvolgimento politico nell'incontro militare e che non è stata ancora fissata una data per l'ottavo round di negoziati con Israele.
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Gli ultimi dieci terribili giorni della vita di Nasrallah

Dal collasso delle comunicazioni all’eliminazione di Hassan Nasrallah: tra il 17 e il 27 settembre 2024 Israele trasformò quasi un anno di guerra d’attrito al confine settentrionale in una campagna concentrata contro il sistema di comando, le capacità operative e la leadership di Hezbollah.

Due anni fa, alle 18:21 del 27 settembre 2024, l’aviazione israeliana colpiva il quartier generale sotterraneo di Hezbollah nella Dahiya di Beirut. Secondo l’IDF, 83 bombe furono impiegate nell’attacco che uccise Hassan Nasrallah, Ali Karki e altri dirigenti dell’organizzazione. Hezbollah confermò la morte del proprio segretario generale il giorno successivo.

Ma per comprendere realmente quel bombardamento bisogna tornare indietro. Perché l’eliminazione di Nasrallah non fu un episodio isolato: fu l’ultimo atto di una sequenza che, nel giro di pochi giorni, colpì simultaneamente comunicazioni, comando, forze d’élite, apparato missilistico e componente aerea di Hezbollah.

Hezbollah aveva aperto il fronte settentrionale l’8 ottobre 2023, il giorno successivo all’attacco di Hamas, iniziando una campagna di lanci e attacchi contro Israele che avrebbe costretto decine di migliaia di israeliani ad abbandonare le comunità vicine al confine.

Il 27 luglio 2024 arrivò uno dei momenti di rottura.

Un razzo colpì un campo da calcio a Majdal Shams, uccidendo dodici bambini e adolescenti. Israele e Stati Uniti attribuirono l’attacco a Hezbollah; l’organizzazione libanese negò ogni responsabilità. L’IDF identificò l’arma come un Falaq-1 di fabbricazione iraniana.

Tre giorni dopo Israele colpì Beirut ed eliminò Fuad Shukr, indicato dall’IDF come il più alto comandante militare di Hezbollah, responsabile dell’unità strategica e uomo di fiducia di Nasrallah.

Era il primo segnale evidente che qualcosa stava cambiando.

Per quasi un anno il fronte libanese era stato gestito prevalentemente attraverso una logica di contenimento e risposta. Dall’estate del 2024, invece, l’obiettivo israeliano cominciò progressivamente a spostarsi: non soltanto rispondere al fuoco di Hezbollah, ma creare le condizioni militari necessarie al ritorno degli evacuati del nord.

E per farlo bisognava colpire il sistema Hezbollah, non soltanto i suoi lanciarazzi.

L’8 settembre un’operazione rimasta inizialmente segreta anticipò ciò che sarebbe accaduto pochi giorni dopo.

Più di cento operatori dell’unità speciale Shaldag penetrarono nell’area di Masyaf, in Siria, durante l’operazione “Many Ways”, distruggendo una struttura sotterranea destinata alla produzione di missili di precisione. L’IDF avrebbe reso pubblici i dettagli soltanto mesi dopo.

Il significato strategico dell’operazione andava oltre il singolo impianto: la guerra contro Hezbollah stava uscendo dai confini del Libano e colpiva anche le infrastrutture che sostenevano la sua capacità di armarsi.

Poi arrivò il 17 settembre.

Nel pomeriggio del 17 settembre 2024, migliaia di cercapersone utilizzati da membri di Hezbollah esplosero quasi simultaneamente in Libano. Il giorno successivo furono colpiti anche centinaia di apparati radio.

L’effetto non fu soltanto fisico. Fonti interne descrissero Hezbollah come un’organizzazione temporaneamente gettata nel disordine da una compromissione senza precedenti del proprio sistema interno di comunicazione.

La devastazione provocata dall’operazione dei cercapersone non investì soltanto l’apparato militare e la sicurezza interna di Hezbollah. Secondo le testimonianze rese pubbliche mesi dopo dai figli di Hassan Nasrallah, anche il leader dell’organizzazione ne fu profondamente scosso sul piano personale.

La figlia Zeinab raccontò ad Al-Manar di aver saputo dalla madre che Nasrallah pianse dopo l’attacco dei beeper; il figlio Mohammed Jawad riferì invece che il padre aveva già accusato duramente l’eliminazione di Fuad Shukr e che, dopo l’operazione dei cercapersone, chi lo incontrava osservava che “non era più lo stesso”.
Alcune ricostruzioni hanno tradotto queste parole parlando di depressione, ma non esiste una valutazione clinica pubblica che permetta di formulare una diagnosi retrospettiva.

Ciò che è documentabile è il peso emotivo attribuito dalla sua stessa famiglia alla sequenza Shukr–beeper: nel giro di poche settimane Nasrallah aveva visto colpiti uno dei suoi collaboratori più importanti, migliaia di uomini della propria organizzazione e soprattutto un sistema di comunicazione che Hezbollah riteneva sufficientemente sicuro da essere stato adottato proprio per sottrarsi alla penetrazione israeliana.

Nel discorso del 19 settembre, lo stesso Nasrallah definì quanto accaduto un colpo “senza precedenti” per Hezbollah, pur insistendo pubblicamente sulla capacità dell’organizzazione di continuare la guerra.

Le testimonianze familiari emerse successivamente restituiscono quindi l’altra faccia di quelle parole: dietro la dimostrazione pubblica di controllo, quei giorni avevano prodotto anche un evidente trauma personale e organizzativo.

Quello fu il punto di partenza della valanga.

Il 20 settembre, un attacco israeliano nella Dahiya eliminò Ibrahim Aqil, capo delle operazioni di Hezbollah e comandante di fatto della forza Radwan. Con lui furono uccisi altri quindici membri dell’organizzazione, tra cui numerosi comandanti della stessa unità d’élite.

Secondo l’IDF, Aqil e quella struttura di comando erano tra gli artefici del piano per la “conquista della Galilea”, concepito per infiltrare forze di Hezbollah all’interno delle comunità israeliane settentrionali.

Non si stava più colpendo soltanto la periferia dell’organizzazione.

Si stava risalendo la sua catena di comando.

Il 23 settembre l’IDF annunciò formalmente il nome della nuova campagna: “Northern Arrows” — Frecce del Nord. Nelle ventiquattro ore di quella fase iniziale Israele dichiarò di aver colpito circa 1.300 obiettivi di Hezbollah in Libano, tra missili da crociera, razzi pesanti, depositi, lanciatori e altre infrastrutture militari.

Il giorno successivo venne eliminato Ibrahim Qabisi, capo dell’apparato missilistico e dei razzi dell’organizzazione, insieme ad altri comandanti del settore.

Il 26 settembre toccò a Muhammad Hussein Sarur, comandante dell’unità aerea di Hezbollah, responsabile secondo l’IDF di programmi riguardanti droni, missili da crociera e altri sistemi senza pilota.

In meno di una settimana Israele aveva quindi colpito quattro livelli differenti della macchina militare di Hezbollah: comunicazioni, forza d’assalto Radwan, apparato missilistico e componente aerea.

Mancava il vertice.

Nasrallah continuava a dirigere Hezbollah dal proprio quartier generale sotterraneo nella Dahiya.

Alle 18:21 del 27 settembre 2024, l’aviazione israeliana colpì.

L’IDF ha successivamente dichiarato che l’intelligence aveva localizzato il bunker e seguito Nasrallah nei giorni precedenti. Nel momento dell’attacco si trovavano con lui altri membri della leadership, tra cui Ali Karki, comandante del fronte meridionale di Hezbollah.

La morte di Nasrallah chiuse simbolicamente quei dieci giorni.

Quattro giorni dopo la morte di Nasrallah, il 1° ottobre, le forze israeliane iniziarono l’operazione terrestre dichiarata nel sud del Libano.

Nasrallah non la vide.

Per quasi vent’anni Hezbollah aveva costruito la propria deterrenza attorno all’idea che una nuova guerra con Israele avrebbe prodotto costi talmente elevati da impedire a Gerusalemme di spingersi fino al cuore dell’organizzazione.

Tra il 17 e il 27 settembre 2024 quella convinzione subì il colpo più grave dalla nascita del movimento.

Dieci giorni.

Dai cercapersone al bunker della Dahiya.
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2 anni senza 300 chili di bontà

Sono passati due anni.

Due anni senza 300 chili di bontà. E sia chiaro per gli amanti delle rettifiche: non è una cartella clinica. Anche perché Hassan Nasrallah aveva già abbastanza problemi con la realtà senza bisogno di aggiungergli pure una bilancia.

Per oltre trent’anni fu il volto e la voce di Hezbollah. Minacce, dita agitate davanti alle telecamere, promesse di distruzione, discorsi sulla fragilità di Israele e l’immancabile retorica della “vittoria divina”. Poi, il 27 settembre 2024, un attacco israeliano colpì il quartier generale di Hezbollah nella periferia meridionale di Beirut; Hezbollah confermò la sua morte il giorno successivo.

La parte più nera della storia possiede una perfezione quasi letteraria.

Nasrallah aveva trascorso anni spiegando agli israeliani che sarebbero vissuti nei rifugi.

Alla fine quello che non ne uscì fu lui.

Aveva costruito una carriera politica sulla mistica del bunker: parlare dall’ombra, minacciare alla luce dei riflettori e lasciare che altri verificassero sul campo la solidità delle profezie. Hezbollah, sotto la sua guida, era diventato una delle principali forze armate non statali della regione, sostenuta dall’Iran; dall’ottobre 2023 aveva inoltre aperto il fronte contro Israele in sostegno di Hamas.

Poi arrivarono i Beeper. E poi arrivò quel venerdì.

E improvvisamente la “guerra psicologica”, la “deterrenza”, le “equazioni regionali” e le interminabili lezioni televisive sulla vulnerabilità del nemico incontrarono un argomento particolarmente difficile da confutare: la gravità.

Da allora Hezbollah esiste ancora. Naturalmente. Le organizzazioni non evaporano insieme al loro leader, e analisti interpellati all’epoca sottolinearono proprio che l’eliminazione di Nasrallah non equivaleva alla scomparsa del movimento.

Ma una cosa quel giorno morì certamente insieme a lui: l’immagine dell’uomo irraggiungibile.

Il grande stratega che spiegava agli altri dove sarebbero dovuti scappare aveva evidentemente dimenticato di controllare l’indirizzo del proprio bunker.

Sono passati due anni. Israele è ancora lì. Il bunker di Nasrallah no. E nemmeno il suo inquilino.

Buon secondo anniversario senza 300 chili di bontà.
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IDF colpisce infrastrutture di Hezbollah in risposta al lancio di drone esplosivo dal Libano

Inoltrato da Lion Udler

IDF:

L'IDF ha colpito infrastrutture di Hezbollah in risposta al lancio di un drone esplosivo diretto verso soldati dell'IDF nella zona di sicurezza:

Durante la notte (di sabato), terroristi sciiti nazi di Hezbollah hanno lanciato un drone esplosivo verso soldati dell'IDF che operavano nella zona di sicurezza nel sud del Libano. Non sono stati segnalati feriti.

In risposta, l'IDF ha colpito obiettivi di Hezbollah in diverse aree del sud del Libano. Tra i bersagli colpiti, vi erano siti utilizzati dai terroristi di Hezbollah per lanciare droni esplosivi e missili anticarro contro i soldati dell'IDF, nonché altre infrastrutture terroristiche.

L'IDF continuerà a operare per eliminare le minacce immediate.
Qualsiasi uso della forza dal territorio libanese per danneggiare civili israeliani o soldati dell'IDF sarà affrontato con una risposta decisa.

Le Forze dell'IDF rimangono impegnate nell'accordo tra Israele e il Libano.
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Leader Hezbollah: "La resistenza è l'unica via per liberare la nostra terra"

Inoltrato da Gog & Magog

- Leader Hezbollah: 'La resistenza è l'unica via per liberare la nostra terra'

Naim Qassem, segretario generale di Hezbollah, ha dichiarato durante la Conferenza dei Martiri della Resistenza che la resistenza armata è l'unico mezzo per liberare il territorio e contrastare l'"arroganza di Israele", definendo la causa palestinese come prioritaria. Qassem ha inoltre affermato che l'Iran ha vinto il conflitto contro USA e Israele, impedendo il rovesciamento del regime, e ha ribadito la necessità di mantenere le proprie posizioni fino alla vittoria finale.

Fonte: ANSA
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