Sono passati due anni.
Due anni senza 300 chili di bontà. E sia chiaro per gli amanti delle rettifiche: non è una cartella clinica. Anche perché Hassan Nasrallah aveva già abbastanza problemi con la realtà senza bisogno di aggiungergli pure una bilancia.
Per oltre trent’anni fu il volto e la voce di Hezbollah. Minacce, dita agitate davanti alle telecamere, promesse di distruzione, discorsi sulla fragilità di Israele e l’immancabile retorica della “vittoria divina”. Poi, il 27 settembre 2024, un attacco israeliano colpì il quartier generale di Hezbollah nella periferia meridionale di Beirut; Hezbollah confermò la sua morte il giorno successivo.
La parte più nera della storia possiede una perfezione quasi letteraria.
Nasrallah aveva trascorso anni spiegando agli israeliani che sarebbero vissuti nei rifugi.
Alla fine quello che non ne uscì fu lui.
Aveva costruito una carriera politica sulla mistica del bunker: parlare dall’ombra, minacciare alla luce dei riflettori e lasciare che altri verificassero sul campo la solidità delle profezie. Hezbollah, sotto la sua guida, era diventato una delle principali forze armate non statali della regione, sostenuta dall’Iran; dall’ottobre 2023 aveva inoltre aperto il fronte contro Israele in sostegno di Hamas.
Poi arrivarono i Beeper. E poi arrivò quel venerdì.
E improvvisamente la “guerra psicologica”, la “deterrenza”, le “equazioni regionali” e le interminabili lezioni televisive sulla vulnerabilità del nemico incontrarono un argomento particolarmente difficile da confutare: la gravità.
Da allora Hezbollah esiste ancora. Naturalmente. Le organizzazioni non evaporano insieme al loro leader, e analisti interpellati all’epoca sottolinearono proprio che l’eliminazione di Nasrallah non equivaleva alla scomparsa del movimento.
Ma una cosa quel giorno morì certamente insieme a lui: l’immagine dell’uomo irraggiungibile.
Il grande stratega che spiegava agli altri dove sarebbero dovuti scappare aveva evidentemente dimenticato di controllare l’indirizzo del proprio bunker.
Sono passati due anni. Israele è ancora lì. Il bunker di Nasrallah no. E nemmeno il suo inquilino.
Buon secondo anniversario senza 300 chili di bontà.
2 anni senza 300 chili di bontà
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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