Il leader dei Democratici, Yair Golan, invita le forze di opposizione guidate da Gadi Eisenkot a superare le divisioni e a costruire una maggioranza parlamentare insieme ai partiti arabi, sostenendo che esistano già i numeri per porre fine al governo di Benjamin Netanyahu.

“Netanyahu ha perso. So contare fino a 120. 65 è più di 55. È così che funziona la democrazia israeliana. Punto”, ha dichiarato Golan in un intervento pubblicato su X.

L’ex vicecapo di Stato Maggiore dell’IDF ha quindi attaccato la distinzione tra voti ebraici e arabi, accusando Netanyahu di alimentare una divisione razzista dell’elettorato israeliano.

“Non abbiamo futuro qui se non smettiamo di avere paura. E se non la finiamo con il razzismo. Non possiamo più accettare la divisione razzista di Netanyahu tra voti ebraici e voti arabi”.

Golan ha inoltre contestato la pretesa del premier di rappresentare una maggioranza sionista, ricordando la presenza dei partiti ultraortodossi nella sua coalizione.

“Nel blocco di Netanyahu siedono 16 parlamentari di partiti haredi non sionisti, che promuovono l’evasione di massa dal servizio militare mentre i nostri figli combattono e muoiono”.

Secondo il leader dei Democratici, il blocco favorevole al cambiamento disporrebbe di una maggioranza sionista di 49 seggi contro 39 e, includendo i partiti arabi, di una maggioranza complessiva di 65 seggi contro 55.

“Abbiamo una maggioranza, abbiamo una responsabilità e abbiamo l’opportunità di formare un governo del cambiamento insieme ai cittadini arabi di Israele”.

Le dichiarazioni arrivano mentre prosegue lo scrutinio delle elezioni del 27 ottobre. Con oltre il 66% delle schede conteggiate, i risultati parziali attribuiscono 56 seggi al blocco di Netanyahu, 48 a quello guidato da Eisenkot e 16 ai partiti arabi.

La somma delle opposizioni raggiungerebbe dunque 64 seggi sulla base di questi dati parziali, mentre i 65 rivendicati da Golan fanno riferimento a una diversa configurazione dei risultati.

Il vero ostacolo rimane politico: diversi partiti dell’opposizione sionista hanno escluso durante la campagna elettorale la possibilità di governare insieme alle formazioni arabe.

L’appello di Golan apre quindi un confronto decisivo per il futuro della Knesset: se l’opposizione intenda mantenere le promesse elettorali oppure rivedere i propri veti per tentare di costruire una maggioranza alternativa a Netanyahu.