Il titolo è volutamente provocatorio. Non abbiamo prove che Roberto Vannacci prenda ordini da Aleksandr Dugin, che ne sia un discepolo o che ne copi materialmente le tesi.
Il problema è peggiore: non serve copiarlo quando si finisce spontaneamente nello stesso paesaggio geopolitico.
Togliete per un momento a Vannacci le felpe, le provocazioni, il generale, le battute e tutto il teatrino costruito attorno al personaggio. Leggete quello che dice sulla Russia. Leggete quello che il suo partito scrive sull’Occidente. Poi arrivate a Israele e all’Iran.
Il disegno comincia a diventare piuttosto chiaro.
Vannacci ha dichiarato che “arginare l’influenza del Cremlino non è nell’interesse nazionale” e che la Russia non potrebbe permettersi Stati antagonisti ai propri confini. Sulla NATO propone sostanzialmente un’appartenenza “alla turca”: stare dentro l’Alleanza, ma seguendo prima di tutto una propria agenda nazionale.
Fin qui potremmo parlare semplicemente di sovranismo.
Poi leggiamo il programma ufficiale di Futuro Nazionale.
Il partito afferma apertamente di non condividere “l’idea di un mondo unipolare USA” e guarda invece con “estremo interesse” alla possibilità che il modello del “mondo multipolare” trovi finalmente una configurazione stabile.
E qui qualcuno dovrebbe cominciare a drizzare le antenne.
Perché il “mondo multipolare” non è un’espressione neutra caduta dal cielo. È precisamente uno dei concetti centrali attorno ai quali Aleksandr Dugin costruisce da anni la propria visione geopolitica: fine dell’egemonia occidentale, ridimensionamento degli Stati Uniti, consolidamento di grandi poli civilizzazionali alternativi e Russia come soggetto autonomo di un ordine post-occidentale.
Dugin, nel settembre 2026, descrive addirittura Iran, Ucraina, Medio Oriente e confronto con la NATO come fronti della stessa battaglia fra ordine unipolare e ordine multipolare. Considera l’Iran un possibile polo autonomo del mondo islamico e arriva a sostenere che il passaggio al multipolarismo richieda la sconfitta dell’egemonia occidentale.
Vannacci non dice questo.
Ma il suo partito ha scelto esattamente “mondo multipolare” come orizzonte al quale guardare con “estremo interesse”. La differenza esiste e va riconosciuta. La convergenza lessicale e geopolitica esiste altrettanto.
Poi arriviamo a Israele.
Ed è qui che il quadro diventa ancora più interessante.
Vannacci ha definito la politica estera israeliana “estremamente muscolare e sproporzionata”, pur riconoscendo che Israele risponde a un terrorismo estremamente violento. Ha inoltre dichiarato di non essere contrario in linea di principio alla nascita di uno Stato palestinese.
Ma leggiamo ancora una volta il programma del suo partito.
Futuro Nazionale definisce la risposta del governo israeliano al 7 ottobre “sproporzionata”, parla di Cisgiordania come territorio “abusivamente occupato dallo Stato ebraico” e attribuisce ai coloni continue violenze ed escalation espansionistiche.
Ma non basta.
Secondo il programma di Vannacci, Gerusalemme Est e la Spianata del Tempio dovrebbero rimanere in mano palestinese, mentre Gerusalemme Ovest resterebbe israeliana. Il documento esprime inoltre “grave preoccupazione” per gruppi ebraici e cristiani protestanti legati alle aspettative sulla ricostruzione del Tempio e sostiene che le comunità cristiane della regione abbiano patito tanto “da parte musulmana” quanto “da parte ebraica”.
Poi viene il passaggio che, politicamente, considero il più significativo di tutti.
Per costruire un futuro accordo israelo-palestinese, Futuro Nazionale propone di coinvolgere come attori di influenza e di garanzia Stati Uniti, Federazione Russa e Repubblica Islamica dell’Iran.
Avete letto bene.
L’Iran.
La Repubblica Islamica che per decenni ha finanziato e armato organizzazioni impegnate nella guerra contro Israele dovrebbe entrare, secondo questa impostazione, nel meccanismo destinato a garantire l’assetto futuro tra israeliani e palestinesi.
Non è tutto.
Futuro Nazionale condanna le ostilità aperte dagli Stati Uniti contro l’Iran nel 2026, sostiene che abbiano compromesso gli interessi italiani ed europei e presenta l’intervento americano come conseguenza anche delle “pressanti richieste dello Stato ebraico”. Nel capitolo dedicato all’Iran il programma invita esplicitamente l’Occidente a non “assecondare le richieste dello Stato ebraico”.
Adesso torniamo a Dugin.
Per Dugin lo scontro tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra è precisamente uno dei fronti della lotta fra mondo unipolare e multipolare. Israele viene descritto come una potenza che spinge Washington verso la guerra, mentre l’Iran rappresenta una delle forze che resistono all’egemonia occidentale.
Ed eccoci al punto: mettete le due visioni geopolitiche una accanto all’altra.
Occidente americano da relativizzare.
NATO da trasformare in un rapporto essenzialmente opportunistico.
Russia la cui sfera di sicurezza deve essere compresa.
Ordine unipolare americano da superare.
Multipolarismo da accogliere con interesse.
Iran da reintegrare come interlocutore fondamentale del Medio Oriente.
Israele descritto ripetutamente attraverso la categoria della sproporzione e, nel programma del partito, come uno degli attori le cui richieste l’Occidente dovrebbe smettere di assecondare.
Raccontare Vannacci semplicemente come una versione più rumorosa e muscolare della destra occidentale tradizionale significa non aver letto ciò che propone.
Perché il conservatorismo atlantico classico partiva dall’Occidente.
Questa visione parte invece dalla sua relativizzazione.
E quando togliete il folklore, le uniformi immaginarie, le provocazioni e il marketing identitario, rimane una domanda molto più seria del personaggio Vannacci:
verso quale campo geopolitico vuole spostare l’Italia?
È questa la domanda che merita una risposta.
Il resto è rumore.
Vannacci,l’ombra di Dugin
Modificato il 26 settembre 2026 alle 13:30
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
Apri il post originale