Il 7 ottobre non è una data come un’altra. La manifestazione annunciata a Torino proprio per il prossimo 7 ottobre, con lo slogan «tre anni di genocidio, tre anni di resistenza», pone una questione che non può essere ignorata.

Davvero siamo arrivati al punto in cui persino la data di un massacro può diventare un’occasione di mobilitazione senza una chiara e inequivocabile condanna di quanto accadde quel giorno?

Si può denunciare la sofferenza della popolazione di Gaza, contestare il governo Netanyahu e difendere il diritto dei palestinesi ad avere uno Stato. Ma questo non significa cancellare la memoria delle vittime israeliane o lasciare spazio ad alibi e ambiguità sul terrorismo di Hamas.

La libertà di manifestare è un diritto fondamentale. Ma mentre le comunità ebraiche vivono con crescenti preoccupazioni per la propria sicurezza, da ogni piazza dovrebbe arrivare un messaggio inequivocabile: nessuna causa politica può rendere accettabile il massacro di civili.

La solidarietà verso un popolo non può fondarsi sulla rimozione del dolore di un altro.
Il 7 ottobre non è una data da riscrivere secondo le proprie convenienze ideologiche. È una data da ricordare.