Una nuova guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran potrebbe essere soltanto questione di tempo. È l’avvertimento lanciato da diversi analisti ed ex funzionari della sicurezza israeliana, secondo i quali l’assenza di un accordo diplomatico e il progressivo deterioramento della situazione regionale rendono sempre più probabile una ripresa delle ostilità.
Washington si prepara a rafforzare ulteriormente la propria presenza militare in Medio Oriente, con l’arrivo previsto di una terza portaerei americana, mentre Donald Trump e Benjamin Netanyahu continuano a rivolgere durissimi avvertimenti a Teheran.
Secondo Danny Citrinowicz, ex responsabile del dossier iraniano nell’intelligence militare israeliana e attuale ricercatore dell’Institute for National Security Studies, senza una soluzione diplomatica le probabilità di escalation sono estremamente elevate.
Il nodo centrale rimane irrisolto: il regime iraniano conserva la capacità di ricostituire il proprio arsenale missilistico, rilanciare il programma nucleare e continuare a minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale.
Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa americana, l’amministrazione Trump avrebbe valutato anche una campagna militare breve e particolarmente intensa, della durata indicativa di tre giorni, contro infrastrutture missilistiche, installazioni nucleari e obiettivi dei Guardiani della Rivoluzione.
Gli esperti avvertono tuttavia che anche un’operazione concepita come limitata potrebbe trasformarsi rapidamente in una guerra regionale di ben maggiori proporzioni.
Le elezioni israeliane del 27 ottobre e quelle americane del 3 novembre rappresentano un importante fattore di contenimento, ma non escludono un’escalation anticipata, soprattutto qualora Teheran decidesse di colpire preventivamente per timore di un nuovo attacco.
A complicare ulteriormente lo scenario interviene la guerra nello Yemen, dove gli Houthi sostenuti dall’Iran continuano a esercitare pressione sulle rotte commerciali del Mar Rosso.
Resta inoltre una divergenza strategica fondamentale: per Israele impedire all’Iran di acquisire armi nucleari costituisce una priorità esistenziale, mentre Washington deve contemporaneamente considerare la riapertura dello Stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio e le conseguenze economiche di un nuovo conflitto.
La valutazione prevalente degli analisti è che il rischio di una nuova guerra aumenterà dopo le elezioni americane. Ma basterebbe un singolo incidente militare di particolare gravità per anticipare drasticamente i tempi.
Il Medio Oriente rimane così sospeso tra una difficile trattativa diplomatica e la prospettiva di una nuova, potenzialmente devastante, fase del confronto militare con la Repubblica Islamica.
«Una nuova guerra contro l’Iran è solo questione di tempo»: gli esperti israeliani avvertono sul rischio di un conflitto imminente
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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