svolta potenzialmente storica nelle relazioni tra Stati Uniti e Israele. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che Washington interromperà entro la fine del 2026 gli aiuti militari annuali destinati allo Stato ebraico, pari a circa quattro miliardi di dollari.

Intervistato da Fox News, Trump ha dichiarato che la decisione sarebbe stata concordata mesi fa con il primo ministro Benjamin Netanyahu, sostenendo che sarebbe stato proprio il leader israeliano a proporre il superamento dell’assistenza americana.

«Israele è un Paese di successo e non ha bisogno di quei soldi», ha affermato il presidente, precisando tuttavia che gli Stati Uniti continueranno ad aiutare Israele qualora fosse necessario.

La decisione avrebbe anche una precisa motivazione politica interna americana.

Trump ha spiegato di voler privare i critici del sostegno statunitense a Israele di uno dei loro principali argomenti: quello secondo cui lo Stato ebraico riceverebbe da Washington più finanziamenti di qualsiasi altro alleato.

Il presidente ha citato esplicitamente Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, criticando l’utilizzo degli aiuti a Israele come argomento elettorale.

«Perché dovremmo subire gli attacchi di questi fanatici quando Israele non ne ha bisogno?», ha dichiarato Trump, ribadendo contemporaneamente che Israele rimane uno degli alleati più affidabili degli Stati Uniti.

Resta tuttavia un’importante contraddizione sulle tempistiche.

L’attuale memorandum d’intesa tra Washington e Gerusalemme, sottoscritto nel 2016 durante l’amministrazione Obama, prevede circa 3,8 miliardi di dollari annui di assistenza militare e scadrà soltanto nel 2028.

Netanyahu aveva precedentemente prospettato una riduzione graduale degli aiuti nell’arco di dieci anni, non una loro interruzione immediata. Al momento non sono stati chiariti gli strumenti con cui Washington intenderebbe anticipare la cessazione dei finanziamenti già previsti dall’accordo.

Per Israele si apre una questione strategica di primaria importanza.

La rinuncia agli aiuti americani potrebbe ridurre la dipendenza finanziaria e politica da Washington, aumentando i margini di autonomia nelle decisioni militari e negli approvvigionamenti.

D’altra parte, la perdita di quasi quattro miliardi di dollari annui rappresenterebbe un onere significativo per il bilancio della difesa israeliano, soprattutto in una fase caratterizzata da elevate esigenze di sicurezza regionale.

La cooperazione militare tra i due Paesi non verrebbe necessariamente interrotta: Israele potrebbe continuare ad acquistare armamenti e tecnologie statunitensi attraverso accordi commerciali.

L’annuncio di Trump non equivale quindi alla fine dell’alleanza strategica israelo-americana, ma potrebbe segnare il passaggio da un rapporto fondato anche sull’assistenza militare a uno maggiormente basato su acquisti, cooperazione industriale e interessi strategici condivisi.

Resta da verificare se e quando la decisione annunciata dal presidente americano diventerà operativa.