I lettori di Israele senza filtri sono sicuramente a conoscenza delle decine di proteste che in tutto il mondo hanno alzato scudi al cielo perché, così dicevano, i militari israeliani avevano fatto il tiro al piccione con i giornalisti che si trovavano in zona di guerra a fare il loro lavoro di libera informazione.
 
Lo hanno detto in molti, anche personaggi politici importanti, europei, italiani. E lo hanno ripetuto fino alla noia, fino ai conati.
 
Israele ha sempre negato queste calunnie, ma chi sarà mai Israele e come si permette di negare delle accuse così serie? Così inumane? Accuse che partite l’8 ottobre 2023 sono andate avanti di continuo come un moto perpetuo senza sosta in servizio permanente effettivo 24 ore al giorno festivi compresi.
 
Anche a Natale, a Pasqua, a Carnevale e pure all’Epifania che, è bene ricordarlo, quest’ultima ricorda la circoncisione ebraica di Yoshua di Nazareth, figlio di Yosef e Miriam. Ma questa è un’altra storia.
 
Torniamo ai giornalisti uccisi a sangue freddo dai militari israeliani perché ci sono novità, qualche nodo sta arrivando al pettine, e cosa raccontano al pettine questi primo nodi? Che il Comitato per la Protezione dei giornalisti (CPJ) ha rimosso 22 palestinesi dalla sua lista di giornalisti e operatori dei media uccisi nella guerra di Gaza.
 
Cavolo, ventidue nomi rimossi dalla lista, e non da Israele o dall’IDF, ma addirittura dal CPJ. A questo punto la domanda sorge spontanea: perché sono stati cancellati? La risposta non piacerà ai propal antisionisti non antisemiti comunque ossessionati ma vale la pena, anzi è doveroso dirlo e anche ad alta voce.
 
Dopo che una nuova e approfondita analisi da parte degli esperti sono venute alla luce, anzi non c’è più modo di coprirle, nuove informazioni sui loro legami, di questi giornalisti o pseudo giornalisti, con organizzazioni terroristiche.
 
In finale, audite - audite, la revisione è stata avviata in seguito alla pubblicazione di necrologi da parte di Hamas e della Jihad islamica che ritraevano alcune delle persone presenti nella lista come combattenti.
 
Esattamente quello che ha sempre detto lo Stato Maggiore dell’Esercito israeliano.
 
Ma non è tutto perché tra i nomi rimossi figura Abdullah Iyad Bryce, capo cameraman del canale televisivo del Ministero dell'Istruzione di Hamas, ucciso in un raid aereo israeliano sulla sua casa di famiglia nel campo di Khan Yunis nel gennaio 2024.
 
Visto che, come dicevamo, i primi nodi stanno arrivando al pettine crediamo, anzi siamo convinti, che con l’andare avanti della messa in piega altri nodi, trecce e rasta verranno alla luce e a coloro che dall’8 ottobre 2023 hanno gridato al vento potranno solo vergognarsi di aver sempre voluto credere alle veline dei terroristi senza mai dare credito all’esercito dell’unica democrazia mediorientale.

A loro possiamo solo consigliare di non venire in futuro a chiedere perdono con giustificazioni varie perché in campo giornalistico tutto si può perdonare, tranne la malafede.