La Lista Araba Unita apre all’appoggio esterno: «Un momento storico»
Si intensificano le trattative per la formazione del prossimo governo israeliano dopo le elezioni del 27 ottobre. Lapid e Naftali Bennett, i leader di B’Yachad, hanno annunciato ufficialmente che il partito raccomanderà al presidente Isaac Herzog di affidare a Gadi Eisenkot l’incarico di formare il nuovo esecutivo. Anche Yair Golan, leader dei Democratici, sarebbe orientato a sostenere Eisenkot, secondo quanto riportato dai media israeliani.
La svolta arriva mentre il blocco contrario a Benjamin Netanyahu cerca una maggioranza parlamentare, nonostante le profonde divergenze sulla composizione della futura coalizione.
Ad aprire un nuovo scenario è Yousef Jabareen, leader della Lista Araba Unita, che in un’intervista al Guardian ha definito la situazione politica israeliana «un momento storico», auspicando una collaborazione con le forze dell’opposizione.
Jabareen ha chiarito che la Lista non intende entrare formalmente nel governo, ma potrebbe sostenerlo dall’esterno per consentire la sostituzione di Netanyahu.
«Finché continuerà l’occupazione del nostro popolo in Cisgiordania, non potremo far parte di un governo. Tuttavia, per utilizzare il nostro peso politico e rimuovere il governo Netanyahu, prenderemo in considerazione la possibilità di sostenerne uno dall’esterno», ha dichiarato.
Il leader arabo ha inoltre chiesto maggiore uguaglianza per i cittadini arabi israeliani, la ripresa dei negoziati con la leadership palestinese e la revisione delle leggi approvate nell’ambito della controversa riforma giudiziaria.
Resta però il nodo Avigdor Liberman. Il leader di Yisrael Beytenu si oppone alla formazione di un governo dipendente dal sostegno dei partiti arabi e avrebbe criticato direttamente Eisenkot per aver prospettato questa possibilità durante la campagna elettorale.
Sul tavolo rimane anche l’ipotesi di un’intesa con i partiti ultraortodossi, in particolare Giudaismo Unito della Torah, che sta valutando se evitare di raccomandare qualsiasi candidato alla presidenza del Consiglio.
Il primo banco di prova potrebbe essere la sostituzione del presidente della Knesset Amir Ohana, esponente del Likud. Secondo l’emittente Kan, Netanyahu avrebbe fatto sapere che un’eventuale rimozione di Ohana impedirebbe l’apertura di negoziati per un governo di unità nazionale.
Eisenkot dispone dunque di un sostegno politico crescente per ottenere l’incarico, ma non ancora di una maggioranza di governo concordata. La scelta tra sostegno arabo, accordi con gli ultraortodossi e altre formule parlamentari rimane il principale ostacolo alla nascita del nuovo esecutivo.
Lapid e Golan sostengono Eisenkot come prossimo premier
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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