Israele Senza Filtri condanna nei termini più assoluti, senza attenuanti e senza alcuna esitazione l’aggressione denunciata a Roma ai danni di due giovani che viaggiavano in moto portando con sé bandiere palestinesi.

Secondo la denuncia presentata dai ragazzi, un uomo li avrebbe affiancati sul Lungotevere, insultati, speronati facendoli cadere e successivamente picchiati mentre si trovavano ancora a terra. I due sono stati trasportati in ospedale e sull’accaduto sono in corso gli accertamenti della Digos.

Se questa ricostruzione verrà confermata, siamo davanti a un atto di violenza gravissimo e semplicemente inaccettabile.

Non esiste bandiera palestinese, slogan, appartenenza politica o provocazione che possa giustificare lo speronamento di due ragazzi e un’aggressione fisica.

E vogliamo dirlo nel modo più chiaro possibile: questi non sono i metodi dei sionisti.

Il sionismo non autorizza nessuno a trasformarsi in giustiziere di strada. Amare Israele non significa avere licenza di picchiare chi manifesta contro Israele. Difendere lo Stato ebraico non significa inseguire qualcuno perché porta una bandiera palestinese.

Secondo la denuncia, l’aggressore avrebbe anche gridato «sono ebreo».

E allora è necessario ricordare una cosa persino elementare: chiunque può affermare, prima a prova contraria, di essere ebreo. E noi, alla luce degli ultimi fatti di cronaca avvenuti a Napoli, abbiamo modo concreto di dubitare sull’identità di questo aggressore.

Saranno gli inquirenti a stabilire chi fosse quell’uomo, quali fossero le sue reali motivazioni e se avesse qualsiasi appartenenza politica od organizzativa. Noi confidiamo pienamente nel lavoro delle forze dell’ordine e chiediamo che sia fatta luce fino in fondo sull’accaduto.

Proprio per questo respingiamo anche il tentativo, già comparso in alcuni ambienti politici, di trasformare automaticamente quanto accaduto nella prova di una generica “violenza sionista”.

Prima si identifica l’aggressore. Poi si accertano i fatti. Poi, eventualmente, si attribuiscono responsabilità politiche. Non il contrario.

Violenza che in ogni caso noi rigettiamo fermamente: per noi, questo individuo non apparterrà MAI alla nostra famiglia politica.

Quanto accaduto a Roma diventa ancora più inquietante se osservato nel clima che si sta formando in Italia alla vigilia del 7 ottobre.

Soltanto ieri, a Napoli, una donna aveva attraversato il centro cittadino avvolta in una bandiera israeliana. Testimoni citati dal Corriere della Sera le hanno attribuito frasi incendiarie su Gaza; la tensione è aumentata fino all’intervento della polizia.

Quella vicenda ci riguarda direttamente perché Israele Senza Filtri ha raccolto documentazione che riconduce la donna all’ambiente del Mossawa Center, organizzazione arabo-israeliana di Haifa.

Mossawa, nel settembre 2025, definì pubblicamente Al-Haq, Al Mezan e Palestinian Centre for Human Rights propri “close partners”. Al-Haq figura tra le sei organizzazioni che nel 2021 il ministero della Difesa israeliano designò come organizzazioni terroristiche, sostenendo che operassero nell’ambito di una rete legata al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Mossawa ha pubblicamente contestato quella linea israeliana e si è schierato a difesa delle organizzazioni interessate.

Questo elemento cambia radicalmente il modo in cui deve essere letta la scena di Napoli.

Una bandiera israeliana sulle spalle non trasforma automaticamente una persona in una sionista.

Esattamente come gridare «sono ebreo» durante un’aggressione non autorizza nessuno, prima ancora di conoscere l’identità dell’aggressore, a trasformare un gesto criminale individuale in un’azione rappresentativa del sionismo.

Ed è proprio qui che vediamo un pericolo molto più grande.
Nel giro di poche ore abbiamo assistito a episodi diversissimi che rischiano però di produrre lo stesso risultato: immagini esplosive, simboli identitari utilizzati come armi, attribuzioni immediate, indignazione virale e una società spinta verso la logica delle tribù contrapposte.

È un clima che presenta sempre più i tratti di una strategia della tensione.

Alla vigilia del 7 ottobre si stanno moltiplicando provocazioni e atti di violenza che vengono immediatamente rivestiti dei simboli di Israele, dell’ebraismo e del sionismo, anche quando non esiste ancora alcuna prova che dietro vi siano organizzazioni sioniste e, nel caso di Napoli, quando gli elementi raccolti da questa testata indicano un retroterra politico ben diverso dalla caricatura della “sionista fanatica”.

Questo meccanismo deve essere spezzato prima che produca conseguenze peggiori.

Israele Senza Filtri è una testata dichiaratamente sionista. Proprio per questo abbiamo il dovere di dirlo senza mezzi termini:

chi sperona due ragazzi perché portano una bandiera palestinese non difende il sionismo. Lo infanga.

Chi utilizza la bandiera israeliana per costruire deliberatamente provocazioni non rappresenta Israele.

E chiunque pensi di trasformare le strade italiane in un campo di battaglia tra israeliani e palestinesi, ebrei e arabi, sionisti e antisionisti, troverà da parte nostra un rifiuto totale.

Le bandiere si contrastano con altre bandiere.
Gli slogan con altri slogan.
Le idee con altre idee.

Mai con gli speronamenti. Mai con i pugni. Mai con la violenza privata.

Su Roma chiediamo che le indagini arrivino rapidamente all’identificazione dell’aggressore e alla ricostruzione completa dei fatti.

Su Napoli continueremo a pubblicare e verificare gli elementi in nostro possesso.

Sul clima generale, invece, una cosa possiamo dirla già adesso:

qualcuno sta giocando con il fuoco alla vigilia del 7 ottobre. Noi non permetteremo che quel fuoco venga chiamato sionismo.