L’opposizione israeliana accelera le manovre per assumere il controllo del Parlamento, ancora prima della formazione di un nuovo governo. Secondo quanto riportato da Channel 12 e dall’emittente pubblica Kan, i partiti contrari a Benjamin Netanyahu stanno lavorando a un accordo per sostituire Amir Ohana, esponente del Likud e attuale presidente della Knesset, immediatamente dopo l’insediamento della nuova legislatura, previsto per il 10 novembre.
L’operazione potrebbe rappresentare il primo importante successo parlamentare del fronte anti-Netanyahu dopo le elezioni del 27 ottobre.
Le quattro formazioni dell’opposizione sionista — Yashar di Gadi Eisenkot, B’Yachad di Naftali Bennett, i Democratici di Yair Golan e Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman — dispongono complessivamente di 48 seggi. Sommando gli 11 della Lista Comune araba e gli 8 di Ra’am, il fronte potenzialmente contrario al Likud raggiungerebbe 67 parlamentari su 120, una maggioranza sufficiente per eleggere un nuovo presidente della Knesset.
Secondo l’analista politico Barak Seri, un’intesa per la rimozione di Ohana sarebbe già stata raggiunta. Tra i possibili successori figura l’ex primo ministro Yair Lapid, sebbene non sia stata ancora annunciata una candidatura condivisa.
Yair Golan, leader dei Democratici, ha dichiarato che la prima iniziativa della nuova maggioranza parlamentare dovrà essere proprio la sostituzione del presidente della Knesset, seguita dalla nomina dei presidenti delle commissioni e dall’istituzione di una commissione statale d’inchiesta sul massacro del 7 ottobre 2023.
Resta tuttavia un ostacolo politico significativo: Avigdor Liberman continua a rifiutare qualsiasi collaborazione con i partiti arabi. Secondo Kan, gli altri leader starebbero valutando la possibilità di ottenere almeno l’astensione dei parlamentari di Yisrael Beytenu, così da consentire l’elezione del nuovo presidente senza un loro voto favorevole.
La posta in gioco va ben oltre la presidenza dell’assemblea. Controllare la Knesset significherebbe poter influenzare l’agenda legislativa, la composizione delle commissioni e l’avanzamento di provvedimenti osteggiati dall’attuale maggioranza, anche qualora Netanyahu dovesse rimanere alla guida di un governo provvisorio durante le trattative per la nuova coalizione.
Si delinea così uno scenario politico inedito: Netanyahu potrebbe conservare temporaneamente il potere esecutivo, perdendo però il controllo dell’istituzione parlamentare.
Il 10 novembre potrebbe quindi segnare il primo vero confronto tra i nuovi equilibri usciti dalle urne e il sistema di potere costruito dal Likud. La possibilità di tradurre questa maggioranza parlamentare in una maggioranza di governo rimane, invece, tutta da verificare.
L’opposizione prepara la destituzione di Amir Ohana: possibile elezione di Yair Lapid alla presidenza della Knesset già il 10 novembre
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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