Yair Golan, presidente del partito Democratici, torna a chiedere alle formazioni dell’opposizione israeliana di aprire un negoziato con i partiti arabi Ra’am e Lista Congiunta per tentare di formare un governo alternativo a Benjamin Netanyahu.
In un intervento pubblicato su Haaretz, Golan sostiene che ignorare i 19 seggi conquistati dalle formazioni arabe significherebbe delegittimare il voto di centinaia di migliaia di cittadini israeliani.
«In un Israele democratico non esistono cittadini di seconda categoria. Il voto di un cittadino arabo di Sakhnin o Rahat vale esattamente quanto quello di un cittadino ebreo di Tel Aviv o Sderot», afferma Golan.
Il leader dei Democratici, che hanno ottenuto otto seggi alla Knesset, riconosce che un’intesa con i partiti arabi comporterebbe difficoltà politiche, ma sostiene che eventuali trattative dovrebbero svolgersi nel rispetto dei principi nazionali e delle esigenze di sicurezza israeliane.
La sua posizione rimane tuttavia isolata tra i principali leader ebrei dell’opposizione. Gadi Eisenkot, Naftali Bennett e Avigdor Liberman hanno infatti escluso accordi di governo con Ra’am e Lista Congiunta.
Con lo scrutinio completato, il blocco guidato dal Likud dispone di 53 seggi, quello di Eisenkot di 48 e i partiti arabi di 19. L’insieme delle forze contrarie a Netanyahu raggiunge dunque 67 parlamentari, ma le profonde divergenze politiche impediscono, almeno per il momento, di tradurre questa maggioranza numerica in una coalizione di governo.
Golan ha già incontrato Eisenkot, Yair Lapid e il presidente di Ra’am, Mansour Abbas, nel tentativo di individuare una possibile intesa.
La questione centrale resta quindi la disponibilità degli altri leader dell’opposizione a rivedere i propri veti nei confronti delle formazioni arabe.
Israele, Golan insiste: «Escludere i partiti arabi dalla formazione del governo è antidemocratico»
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
Apri il post originale