Mentre la popolazione di Gaza dipende dagli aiuti umanitari, Hamas continua ad arricchirsi sfruttando proprio le merci destinate ai civili palestinesi.

Secondo Neomi Neumann, ex responsabile della ricerca dello Shin Bet, l’organizzazione terroristica palestinese incasserebbe tra i 2 e i 5 milioni di dollari al giorno, imponendo tasse sui beni che entrano nella Striscia e rivendendo a prezzi esorbitanti, attraverso il mercato nero, gli aiuti umanitari sottratti alla popolazione.

Intervistata dall’emittente pubblica israeliana Kan, Neumann ha spiegato che praticamente ogni prodotto introdotto a Gaza si trasforma in una fonte di finanziamento per Hamas.

Il denaro, secondo l’ex dirigente dell’intelligence israeliana, permette all’organizzazione terroristica di finanziare le proprie attività, conservare il controllo del territorio e mantenere la popolazione in una condizione di dipendenza economica.

Tre anni dopo il 7 ottobre, Hamas non sarebbe dunque soltanto una struttura terroristica ancora operativa, ma anche un sistema economico capace di trarre profitto dalla stessa emergenza umanitaria di Gaza.

Neumann sostiene che per spezzare questo meccanismo sia indispensabile l’ingresso nella Striscia del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza e della Forza internazionale di stabilizzazione, così da sottrarre progressivamente a Hamas il controllo economico e politico del territorio.

Il paradosso è devastante: secondo queste stime, persino gli aiuti destinati ad alleviare le sofferenze dei palestinesi finiscono per alimentare il potere dell’organizzazione che li governa.