Emanuele Fiano alza ulteriormente il livello dello scontro interno al Partito Democratico sul ddl contro l’antisemitismo e si dice pronto a lasciare il partito qualora il Pd confermasse il voto contrario alla Camera.

Il punto centrale dell’attacco politico rivolto a Elly Schlein riguarda la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA. Nel 2017, quando sedeva al Parlamento europeo, Schlein figurava infatti tra i firmatari della proposta di risoluzione sulla lotta all’antisemitismo che chiedeva agli Stati e alle istituzioni europee di adottare e applicare quella definizione.

«Che cosa è cambiato da allora?», ha chiesto Fiano dal palco dell’area riformista del Pd a Prato, ricordando che già all’epoca esistevano fortissime controversie sulle politiche israeliane. In un’intervista al Corriere della Sera, l’ex deputato ha definito il voto sul provvedimento un «limite invalicabile» e ha confermato che, in caso di no definitivo del Pd, il suo orientamento è quello di lasciare il partito.

La posizione ufficiale di Schlein è diversa: la segretaria sostiene che il Pd sia disponibile ad approvare la legge soltanto se verrà modificato il riferimento alla definizione che giudica «divisiva»; in caso contrario il gruppo voterà contro.

Il ddl, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, recepisce la definizione IHRA e specifica che le critiche rivolte a Israele analoghe a quelle mosse a qualsiasi altro Paese non costituiscono, di per sé, antisemitismo.

Per Fiano la questione ormai investe direttamente l’identità politica del Pd: non soltanto quale posizione assumere oggi sull’antisemitismo, ma come spiegare il cambio di linea rispetto a una definizione che la stessa Schlein contribuì a sostenere nove anni fa.