Si intensifica lo scontro politico e istituzionale in Israele sulle presunte interferenze straniere nelle elezioni legislative del 27 ottobre, mentre lo Shin Bet prosegue le indagini sui sospetti di finanziamenti esteri destinati a influenzare il voto.
In una dichiarazione congiunta, il presidente della Commissione elettorale centrale Noam Sohlberg, il direttore dello Shin Bet David Zini e la procuratrice generale Gali Baharav-Miara hanno ribadito che le elezioni si sono svolte regolarmente e che i risultati rispecchiano la volontà degli elettori. Sohlberg ha inoltre precisato che gran parte delle accuse circolate negli ultimi giorni è infondata e che le indagini in corso non giustificano, allo stato attuale, una revisione dell’esito elettorale.
Immediata la reazione del Likud di Benjamin Netanyahu, che ha definito «estremamente sconcertante» la posizione delle autorità, contestando la possibilità di escludere conseguenze sui risultati prima della conclusione delle indagini.
Il partito sottolinea che appena 4.612 voti separavano il trasferimento di un seggio dalla lista araba Ra’am al blocco di destra, una variazione che avrebbe potuto modificare gli equilibri parlamentari.
«Fino alla conclusione dell’indagine sulle presunte interferenze straniere, un’ombra oscura continuerà a gravare sui risultati delle elezioni israeliane», ha dichiarato il Likud.
Di posizione opposta Gadi Eisenkot, leader di Yashar, che accusa Netanyahu e il Likud di condurre una campagna organizzata per delegittimare il risultato elettorale dopo aver perso la maggioranza parlamentare.
Eisenkot ha ribadito che ogni sospetto di interferenza straniera deve essere investigato fino in fondo, senza pressioni politiche, sottolineando tuttavia che le indagini non possono diventare uno strumento per ostacolare l’insediamento della nuova Knesset, previsto per il 10 novembre.
Il leader di Yashar ha inoltre richiamato l’attenzione sulle presunte ingerenze del Qatar, ricordando le indagini sui rapporti tra esponenti vicini all’ufficio del primo ministro e Doha. Secondo Eisenkot, eventuali interferenze straniere rappresenterebbero una questione estremamente grave, indipendentemente dal fatto che abbiano interessato il processo elettorale o gli ambienti governativi.
Eisenkot ha assicurato che non consentirà alcun rinvio dell’insediamento parlamentare e che intende utilizzare la nuova maggioranza contraria a Netanyahu per promuovere una commissione statale d’inchiesta sul 7 ottobre e una legislazione sulla coscrizione militare.
Il quadro parlamentare rimane estremamente complesso: il blocco di Netanyahu dispone di 53 seggi, i partiti dell’opposizione ebraica di 48 e le formazioni arabe di 19. Nessuno dei due principali schieramenti dispone autonomamente dei 61 seggi necessari per governare.
La controversia sulle presunte interferenze straniere si inserisce quindi in una fase decisiva per la formazione del prossimo governo. Mentre il Likud chiede di attendere la conclusione delle indagini prima di considerare definitivamente chiarita la questione elettorale, Eisenkot insiste sul rispetto dei risultati e delle scadenze istituzionali.
Al momento, le autorità non hanno presentato prove pubbliche che dimostrino un’alterazione dei risultati complessivi delle elezioni.
Elezioni: scontro tra Likud, Eisenkot, Commissione elettorale, Shin Bet e Procura generale sulle presunte interferenze straniere
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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