Si aggrava lo scontro politico e istituzionale in Israele dopo le indiscrezioni sulle indagini dello Shin Bet riguardanti presunte interferenze straniere nelle elezioni del 27 ottobre.

Secondo quanto riportato da i24News, il direttore dello Shin Bet, David Zini, intenderebbe interrogare quattro esponenti politici arabi, tra cui Mansour Abbas, leader di Ra’am, Ahmad Tibi, esponente di Ta’al, e Sami Abu Shehadeh, leader di Balad.

Tuttavia, secondo le informazioni pubblicate, sarebbero stati presentati alla Procura elementi probatori soltanto nei confronti del quarto esponente politico, la cui identità non è stata resa pubblica.

La Lista Congiunta araba ha reagito duramente, accusando Zini di agire come «braccio politico» del primo ministro Benjamin Netanyahu e sostenendo che il governo stia tentando di delegittimare il voto dei cittadini arabi.

Ancora più dura la posizione di Gadi Eisenkot, leader di Yashar e principale candidato dell’opposizione alla guida del prossimo governo.

«I membri degli apparati di sicurezza e delle forze dell’ordine sono servitori dello Stato, non del re», ha dichiarato Eisenkot, accusando il Likud e Netanyahu di voler trascinare Israele in una pericolosa crisi costituzionale.

Secondo Eisenkot, il Likud starebbe conducendo un «pogrom contro la democrazia e lo Stato di diritto», tentando di minare la fiducia pubblica nei risultati elettorali.

Anche Yair Golan, leader dei Democratici, ha accusato Zini di trasformare lo Shin Bet in uno strumento politico al servizio di Netanyahu, chiedendo alle opposizioni di accelerare la formazione di un nuovo governo.

Interviene anche la procuratrice generale Gali Baharav-Miara, secondo la quale non è possibile procedere all’interrogatorio di rappresentanti eletti senza adeguati elementi probatori. La procuratrice ha inoltre accusato lo Shin Bet di non aver trasmesso tutto il materiale investigativo al gruppo di lavoro costituito con la polizia.

Il Likud respinge le accuse e sostiene, al contrario, che Baharav-Miara stia ostacolando le indagini sulle presunte interferenze straniere. Il partito accusa inoltre Eisenkot e Golan di fomentare la ribellione contro i vertici degli apparati di sicurezza.

La questione centrale rimane la distinzione tra l’accertamento di eventuali interferenze straniere e la legittimità del risultato elettorale.

Le indagini riguardano sospetti che devono ancora essere dimostrati. Al momento non sono stati resi pubblici elementi sufficienti per concludere che le presunte interferenze abbiano alterato il risultato delle elezioni.

Lo scontro arriva mentre Israele attende la certificazione ufficiale del voto e le opposizioni cercano un accordo per la formazione di un governo alternativo a Netanyahu.