Stefania Ascari denuncia la revoca del visto israeliano e si presenta come una parlamentare punita per la propria umanità. La notizia della sua dichiarazione è del 21 ottobre: secondo la deputata, le autorità israeliane le avrebbero comunicato che le circostanze relative al suo caso sono cambiate. Da questa formula Ascari ricava una spiegazione politica già completa: sarebbe stata colpita perché denuncia, perché difende i palestinesi, perché non accetta di essere complice.
È un’autodifesa molto comoda. Ogni contestazione diventa persecuzione, ogni domanda sulle proprie scelte diventa un’aggressione, ogni conseguenza diventa una medaglia. Ma un provvedimento di ingresso non conferisce automaticamente una patente di superiorità morale a chi lo riceve. E soprattutto non cancella la storia politica di quella persona.
Cominciamo, dunque, da ciò che il racconto edificante lascia fuori.
I rapporti pubblici di Ascari con l’ambiente associativo di Mohammad Hannoun non sono un’invenzione dei suoi avversari. Una ricostruzione di Linkiesta documenta la sua partecipazione a missioni e iniziative dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, presieduta da Hannoun, e richiama video nei quali, nel nord della Siria, la deputata ne presenta le attività e sollecita donazioni. Non stiamo parlando di una fotografia rubata durante un ricevimento: stiamo parlando di un’esposizione pubblica a favore di un’organizzazione.
Il 7 ottobre 2024 il Dipartimento del Tesoro statunitense ha sanzionato Hannoun e quell’associazione, accusandoli di sostenere finanziariamente Hamas. È una designazione americana, non una sentenza italiana, ma nemmeno un pettegolezzo da liquidare con una scrollata di spalle.
Successivamente è arrivata l’inchiesta italiana: Hannoun è stato arrestato il 27 dicembre 2025 con l’accusa di finanziare Hamas attraverso associazioni benefiche. Il 9 ottobre 2026 la Cassazione ha respinto un nuovo ricorso contro la sua detenzione.
Ascari ha respinto le accuse politiche nei suoi confronti, rivendicando la natura umanitaria delle missioni e dichiarando in Parlamento che rifarebbe quanto fatto. È la sua posizione, e va riportata. Ma raccontare gli aiuti consegnati non risponde, da solo, alla domanda sull’affidabilità degli interlocutori scelti.
Aver partecipato a quelle iniziative dimostra, però, una scelta politica della quale è legittimo che Israele chieda conto, e che rende praticamente d’ufficio “Persona non grata”
Poi ci sono i CARC.
Il 21 aprile 2026 la Digos ha eseguito perquisizioni nell’ambito di un’indagine della Procura di Napoli che coinvolgeva, tra gli altri, tre componenti della direzione del partito. Secondo quanto riportato dall’ANSA, gli inquirenti contestavano l’appartenenza a un’associazione finalizzata ad atti di violenza terroristica, ispirata alle Brigate Rosse e alle Nuove Brigate Rosse.
Il giorno successivo il sito dei CARC ha pubblicato un messaggio di Ascari che esprimeva «piena solidarietà» ai militanti. Non soltanto una richiesta di garanzie processuali: il testo interpretava l’accaduto come parte della criminalizzazione delle voci critiche e spostava l’accusa altrove, sostenendo: «Terrorista è chi si schiera con chi ha le mani sporche di sangue in un genocidio».
Ecco il metodo, nelle sue stesse parole. Davanti a un’indagine che tocca un ambiente politicamente vicino, la risposta è denunciare la criminalizzazione. Quando si tratta degli avversari, invece, la parola “terrorista” diventa un’etichetta da distribuire anche in base allo schieramento.
Garantismo ascariano a corrente alternata: prudenza per il proprio campo, condanna morale preventiva per quello opposto.
Il comunicato sul visto ripropone lo stesso problema. Ascari descrive i soldati israeliani in vacanza attraverso l’immagine di uomini che arriverebbero in Italia dopo aver ucciso decine di migliaia di palestinesi. Subito dopo inserisce nella requisitoria l’esenzione dal visto dei cittadini israeliani.
È un accostamento politicamente tossico, nel quale si suggerisce che vestire quella divisa renda automaticamente colpevoli di chissà quali nefandezze e che un passaporto israeliano renda d’obbligo un turista in qualcuno da guardare con sospetto.
Il dolore che Hamas ha inflitto ai civili palestinesi con le sua scelta di muovere guerra a Israele merita qualcosa di più serio del suo impiego come argomento per una colpevolizzazione indistinta degli israeliani. Alimentare ostilità per colpire una intera categoria s’addice ai CARC e ad Hannoun, che sono terroristi o para-terroristi di professione, non dovrebbe far parte del modus operandi di un parlamentare della Repubblica italiana, e la differenza dovrebbe essere chiarissima a chi invoca continuamente il diritto come fa Ascari.
Anche il confronto sui visti è presentato in modo fuorviante. I cittadini italiani possono recarsi in Israele per brevi soggiorni turistici o d’affari in regime di esenzione dal visto; dal 1º gennaio 2025 devono ottenere l’autorizzazione elettronica ETA-IL. Lo spiega il Consolato italiano a Gerusalemme, precisando che l’autorizzazione non garantisce comunque l’ammissione alla frontiera. Un provvedimento individuale e il regime generale applicabile ai cittadini di un Paese sono questioni diverse. Metterli nello stesso calderone serve alla polemica, non alla comprensione.
Professarsi pacifista non rende irrilevanti le proprie scelte. Invocare la propria “umanità” non mette al riparo dalla verifica dei fatti.
È qui che la sua indignazione diventa insopportabile: nella pretesa di riservarsi il monopolio della coscienza e lasciare agli altri soltanto la parte dei complici. Chi condivide la sua lettura difende i diritti; chi la contesta copre i crimini. Chi indaga sugli ambienti da lei difesi criminalizza la solidarietà; chi chiede conto delle sue frequentazioni attacca la sua umanità.
Questo è avvelenare il dibattito, non costruire la pace. E portare la stessa logica tossica in Cisgiordania non la trasformerebbe, per magia, in mediazione. Potrebbe persino allontanarla.
Ascari, il vittimismo non ripulisce la tua propaganda tossica
Modificato il 22 ottobre 2026 alle 11:34
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
Apri il post originale