C’è qualcosa di quasi tenero nella grafica pubblicata da Global Intifada Italia sul discorso di Benjamin Netanyahu all’Assemblea Generale dell’ONU. Una sorta di “lista della vergogna” dedicata ai Paesi che avrebbero commesso l’imperdonabile crimine di restare seduti ad ascoltare il primo ministro israeliano.
Ci sono Stati Uniti, Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Emirati, India, Giappone, Argentina e parecchi altri. Manca però un Paese piuttosto difficile da dimenticare quando si parla di geopolitica: la Russia.
Ed è proprio qui che la propaganda diventa interessante.
Il 24 settembre decine di delegati hanno effettivamente lasciato l’aula quando Netanyahu è salito sul podio. Reuters ha documentato il walkout, così come numerose altre testate internazionali. Ma le ricostruzioni disponibili non indicano la Russia tra le delegazioni protagoniste dell’uscita. In altre parole, rappresentare la propria “lista della vergogna” senza Mosca significa quantomeno offrire ai propri lettori una fotografia selettiva della realtà.
Perché evidentemente la vergogna funziona a geometria variabile.
Washington può stare nella lista. Londra può starci. Parigi pure. Berlino certamente. Roma non ne parliamo. Ma quando sulla stessa fotografia dovrebbe comparire Mosca, ecco che improvvisamente scatta la “svista”…
Ma è una “svista”curiosamente comoda per una galassia politica e comunicativa nella quale la demonizzazione dell’Occidente convive spesso con una notevole indulgenza verso i suoi antagonisti geopolitici.
Ed è questo il problema più interessante della propaganda: non deve necessariamente inventare una notizia falsa. Le basta scegliere accuratamente quale pezzo di realtà mostrare e quale lasciare fuori dall’inquadratura.
Una propaganda efficace non ama le sfumature. Ha bisogno di un mondo semplice: da una parte l’Occidente colpevole, dall’altra il fronte moralmente puro della resistenza.
Poi arriva la Russia, rimane seduta davanti a Netanyahu e rovina la sceneggiatura.
Soluzione: cancellarla dalla locandina, anche per non irritarla… mai sia ci siano conseguenze…
Non sia mai che qualcuno al Cremlino, compilando la lista dei servi, finisca accidentalmente per mettere Global Intifada Italia nella lista dei cani indisciplinati.
Il cane Propal è sempre ubbidiente, e piega la realtà per non irritare il padrone al Cremlino
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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