Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato questa sera davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, in un intervento interamente costruito attorno alla sicurezza di Israele, alla guerra iniziata il 7 ottobre, allo scontro con l’Iran e alle accuse rivolte allo Stato ebraico dalla comunità internazionale.
L’ingresso di Netanyahu nell’aula è stato accompagnato da una standing ovation dei sostenitori presenti nelle tribune e dal coro “Am Israel Chai”, mentre numerose delegazioni hanno abbandonato la sala. Netanyahu ha definito coloro che hanno lasciato l’aula dei “codardi morali”, sostenendo che alcuni dei Paesi rappresentati all’ONU hanno beneficiato direttamente delle operazioni israeliane contro l’Iran.
Il Primo Ministro ha aperto infatti proprio sul dossier iraniano, rivendicando la decisione di colpire il programma nucleare della Repubblica Islamica. Netanyahu ha affermato che distruggere le infrastrutture nucleari iraniane è stata militarmente un’operazione difficile, ma politicamente una delle decisioni più semplici della sua carriera: senza quell’intervento, ha sostenuto, Israele avrebbe corso un pericolo esistenziale.
Netanyahu è poi tornato al 7 ottobre 2023, definendolo il giorno più buio della storia di Israele e ricordando la brutalità dell’attacco guidato da Hamas. Secondo il Premier, i nemici di Israele si aspettavano il collasso dello Stato ebraico; Israele, invece, avrebbe reagito combattendo per tre anni su sette fronti.
Ha quindi elencato i risultati militari israeliani: Hamas duramente colpito, Hezbollah decimato nella sua leadership e nelle sue capacità operative e le forze iraniane colpite direttamente. Netanyahu ha ricordato anche l’operazione dei cercapersone contro Hezbollah, osservando sarcasticamente che l’organizzazione libanese certamente “se la ricorda”.
Una parte del discorso è stata dedicata alle accuse di colonialismo rivolte a Israele. Netanyahu ha attaccato direttamente Francia e Regno Unito, ricordando la storia coloniale dei due Paesi, e ha risposto anche alla Siria. Rivolgendosi al Presidente siriano Ahmed al-Sharaa, che chiede il ritiro israeliano dalla zona cuscinetto, Netanyahu ha ricordato il legame storico ebraico con le Alture del Golan.
Da qui il passaggio più personale dell’intervento. Netanyahu ha ricordato suo fratello Yoni, comandante dell’operazione di salvataggio degli ostaggi a Entebbe nel 1976, dove venne ucciso. Ha raccontato di avergli chiesto, alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni del 1967, cosa sarebbe successo. La risposta di Yoni fu: “Vinceremo. Non abbiamo altra scelta”.
“Quelle parole sono vere oggi come mezzo secolo fa”, ha detto Netanyahu.
Il Premier ha affrontato anche la situazione in Giudea e Samaria. Ha respinto quella che considera una rappresentazione sproporzionata della violenza dei coloni, sostenendo che i responsabili siano una piccola minoranza e affermando di aver incaricato lo Shin Bet di contrastare il fenomeno. Netanyahu ha quindi contrapposto questa violenza agli attentati terroristici palestinesi.
Netanyahu ha risposto direttamente anche a Emmanuel Macron, che nel suo discorso all’ONU aveva sostenuto che Hamas non avesse mai operato in Cisgiordania. Il Premier israeliano ha ricordato gli attentati compiuti nell’area e si è soffermato sul caso di Neria Leiter, riservista dell’IDF e figlio dell’Ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter, gravemente ferito nell’attentato con veicolo avvenuto ieri.
Netanyahu ha citato un messaggio pubblicato recentemente dallo stesso Neria: Israele non ha un altro Paese ed è un privilegio difenderlo. “Continueremo a combattere e continueremo a vincere perché non abbiamo altra scelta”, ha affermato.
Durissimo anche il passaggio su Qatar e Turchia.
Netanyahu ha accusato Doha di investire miliardi nella diffusione di una narrativa ostile a Israele attraverso finanziamenti alle università americane e il sostegno ad Al Jazeera, sostenendo che questa macchina di influenza contribuisca ad alimentare ostilità non soltanto contro Israele, ma anche contro gli Stati Uniti e l’Occidente.
Poi l’attacco a Recep Tayyip Erdoğan. Netanyahu ha accusato la Turchia di ospitare Hamas e ha ricordato la repressione dei curdi, l’occupazione della parte settentrionale di Cipro, le tensioni con la Grecia e gli arresti di giornalisti in Turchia. Alla retorica di Erdoğan su Gerusalemme ha risposto direttamente: “No, signore. Non succederà. È la nostra città”.
Netanyahu ha invece ringraziato il Presidente americano Donald Trump per la leadership e la cooperazione con Israele nella guerra contro l’Iran e nella liberazione degli ostaggi da Gaza, sostenendo che Stati Uniti e Israele abbiano combattuto insieme una battaglia che riguarda la difesa dell’intera civiltà occidentale.
Il Premier ha concluso richiamando l’unità interna israeliana: destra e sinistra, religiosi e laici, giovani e anziani, e ha reso omaggio ai soldati dell’IDF, ebrei, musulmani, cristiani e drusi.
Netanyahu ha respinto frontalmente anche l’accusa di genocidio a Gaza, definendola “la menzogna del secolo”. Ha sostenuto che Israele abbia adottato numerose misure per proteggere la popolazione civile, citando l’ingresso di cibo e le vaccinazioni nella Striscia, e ha rivolto un “vergognatevi” a quanti accusano lo Stato ebraico di genocidio. “Israele non ha commesso un genocidio. Israele ha impedito un genocidio”, ha affermato.
Il Premier si è poi rivolto direttamente al sindaco di New York Zohran Mamdani, che aveva chiesto il suo arresto sulla base del mandato della Corte Penale Internazionale e lo aveva definito un “criminale di guerra”. Netanyahu lo ha accusato di antisemitismo e di vicinanza ad Hamas, sostenendo che sotto la sua amministrazione gli ebrei di New York non si sentano più al sicuro. “Non puoi mettermi a tacere. Non puoi mettere a tacere la verità”, ha detto Netanyahu, aggiungendo che l’epoca in cui gli ebrei potevano essere condotti indifesi “al macello” è finita: “Oggi abbiamo uno Stato. Oggi abbiamo un esercito”.
Netanyahu ha quindi allargato l’attacco all’Europa occidentale, accusando alcuni leader di cedere davanti a quelle che ha definito folle antisemite e di avere paura di difendere la libertà. Ha presentato la scelta per l’Europa come una contrapposizione tra la “fratellanza delle democrazie” e la Fratellanza Musulmana, sostenendo che Israele non aspetterà che gli altri Paesi si risveglino dal proprio “sonno morale”.
Un altro passaggio è stato dedicato direttamente al popolo iraniano. Netanyahu ha mostrato dal podio un terminale Starlink, affermando che strumenti di questo tipo permettono agli iraniani di comunicare liberamente nonostante la repressione del regime. Ha ironizzato dicendo che avrebbe lasciato il dispositivo alla delegazione iraniana affinché, quando “inevitabilmente diserteranno”, possano raccontare la propria storia sui social media. Ha poi accusato i manifestanti occidentali per i diritti umani di ignorare la repressione interna iraniana e le persecuzioni contro le minoranze cristiane, prevedendo che il regime di Teheran finirà per crollare sotto il peso delle proprie “menzogne, corruzione e crudeltà”.
Il messaggio finale è tornato alle parole di Yoni Netanyahu.
«Vinceremo. Non abbiamo altra scelta».
Netanyahu all’ONU: Iran, 7 ottobre, Qatar e Turchia «Vinceremo, non abbiamo altra scelta»
Modificato il 24 settembre 2026 alle 22:27
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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