Non scriverò che Roberto Vannacci è antisemita. Non ne ho le prove e non mi interessa costruire accuse che non siano dimostrabili.
Il problema politico è un altro: attorno a Futuro Nazionale continuano ad affiorare uomini, ambienti, riferimenti culturali e frequentazioni provenienti dalla destra radicale, in alcuni casi da mondi con una storia documentata di antisemitismo, nostalgia neofascista o neonazista. E a questo si aggiunge oggi un elemento ancora più importante: il programma politico ufficiale del movimento.
La storia comincia prima della nascita di Futuro Nazionale. Nell’agosto 2023 Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, propose pubblicamente a Vannacci una candidatura alle suppletive di Monza. Vannacci rifiutò, dichiarando di voler continuare a fare il soldato. È giusto ricordarlo: raccontare l’offerta e omettere il rifiuto sarebbe scorretto.
Ma è altrettanto scorretto fermarsi lì.
Repubblica ha ricostruito i successivi rapporti con l’ambiente di Forza Nuova: l’intervista concessa a Fahrenheit2022 e la presentazione de Il mondo al contrario a Concorezzo nell’ottobre 2023, organizzata dalla stessa realtà editoriale. Il quotidiano riporta inoltre la testimonianza di un ex militante secondo cui esponenti di quell’area avrebbero contribuito alla gestione dell’evento, al servizio d’ordine e alla vendita delle copie.
Vannacci ha spiegato di non conoscere allora la collocazione politica della giornalista che lo intervistò e ha rivendicato il principio di parlare con chiunque. Anche questa precisazione va registrata. Ma il dato politico resta: Forza Nuova vide in lui un interlocutore molto presto, prima ancora che il vannaccismo diventasse una struttura partitica.
Con la nascita di Futuro Nazionale il quadro si allarga. Un’inchiesta del Fatto Quotidiano ha ricostruito ingressi, interlocuzioni e rapporti con persone provenienti da vari segmenti della destra radicale: Ramona Castellino, Emiliano Mari, Roberto Jonghi Lavarini, Piero Puschiavo, Luca Romagnoli.
Non tutti questi nomi significano adesione formale. Non bisogna confondere contatti, trattative, provenienze politiche e ruoli effettivi nel partito. Ma proprio questa distinzione rende il quadro più serio: non siamo davanti a una singola fotografia polemica, bensì a una rete di rapporti differenti che attraversa più ambienti della destra radicale italiana.
A ciò si aggiunge il terreno della cosiddetta “remigrazione”, dove è documentata una convergenza pubblica con CasaPound almeno sul piano tematico, pur con differenze sugli strumenti e sulle proposte legislative concrete.
Poi c’è il caso del Veneto Fronte Skinheads.
Il Veneto Fronte Skinheads è stato descritto in studi e rapporti come parte della galassia skinhead neonazista e collegato alla rete internazionale Blood & Honour. Nel settembre 2026 Emilio Giuliana, responsabile trentino di Futuro Nazionale, annunciò la propria partecipazione a “Ritorno a Camelot”, raduno storicamente legato a quell’ambiente.
Interpellato sulla vicenda, Vannacci parlò di scelta individuale e disse che i suoi iscritti non dovevano chiedergli il permesso “per andare a funghi”, purché rispettassero la legge e lo statuto del partito.
Non è un’adesione ufficiale al raduno. Ma non è nemmeno una presa di distanza netta. E quando un dirigente politico tratta la presenza di un proprio responsabile territoriale a un raduno naziskin essenzialmente come una questione privata, sta comunque indicando dove colloca il confine della propria incompatibilità politica.
Ancora più grave è il caso della chat “Vannacci ultima speranza”, emersa nell’agosto 2026. In quella comunità sono stati riportati messaggi contro gli ebrei, teorie sul loro presunto controllo del mondo, riferimenti satanici e contenuti apologetici del nazismo.
Futuro Nazionale ha preso le distanze, spiegando che quella chat non era ufficiale né riconosciuta dal partito.
È una distinzione fondamentale: ciò che scrive un simpatizzante non diventa automaticamente ciò che pensa il leader.
Ma neppure si può fingere che il problema sparisca dichiarando non ufficiale il gruppo. La domanda resta: quale cultura politica sta aggregando Futuro Nazionale attorno a sé? E quali argini decide di porre quando in ambienti che si richiamano esplicitamente al suo nome circolano contenuti antiebraici e nostalgie naziste?
Un ex dirigente vicino a Vannacci, intervistato dal Fatto, ha parlato inoltre della presenza nel movimento di persone che rivalutano positivamente il nazismo e di individui ostili alla comunità ebraica. Sono dichiarazioni attribuite a un ex esponente, non una sentenza. Ma sono un ulteriore elemento del quadro.
A questo punto bisogna guardare alle parole dello stesso Vannacci.
Nel 2023, parlando della legge Mancino e delle categorie protette, dichiarò: «c’è stata la Shoah, va bene, ma questo non configura la religione ebraica come protetta». Non è una negazione della Shoah e sarebbe scorretto presentarla così. È però una dichiarazione che rientra in una linea argomentativa precisa: il rifiuto di tutele differenziate contro l’odio antisemita.
La stessa logica è riemersa il 20 settembre 2026, quando Vannacci ha annunciato il voto contrario di Futuro Nazionale al disegno di legge sull’antisemitismo, precisando che la ragione non è un’ostilità verso gli ebrei ma il rifiuto dell’idea che un’offesa rivolta a un ebreo debba essere trattata diversamente da quella rivolta a un cristiano, un musulmano o un buddista.
Essere contrari a una specifica legge sull’antisemitismo non rende automaticamente antisemiti. Ma la posizione esiste, è coerente nel tempo e va letta insieme al contesto politico e culturale che circonda il movimento.
Ed è qui che il discorso si allarga al Medio Oriente.
La Base Ideologica e Programmatica 2027-2037 di Futuro Nazionale descrive una politica estera che prende nettamente le distanze dall’atlantismo classico della destra italiana, rivaluta il ruolo della Russia, interpreta l’ordine internazionale in chiave multipolare e richiama esplicitamente Aleksandr Dugin.
Questo non significa che Vannacci sia un allievo personale di Dugin. Significa però che Dugin viene inserito nel quadro intellettuale attraverso cui Futuro Nazionale legge il superamento dell’ordine occidentale a guida americana. E questo non è un dettaglio.
Nel programma, la Russia viene rappresentata come possibile “polmone orientale della Cristianità”, mentre l’Unione Europea viene descritta come una struttura che avrebbe progressivamente soffocato identità e sovranità nazionali. La guerra in Ucraina viene letta soprattutto attraverso la critica alla strategia occidentale, e il riavvicinamento economico e strategico a Mosca viene presentato come una prospettiva da recuperare.
È una linea distante dal conservatorismo atlantico tradizionale.
E quando si arriva al Medio Oriente, la distanza diventa ancora più evidente. Nel capitolo dedicato alla “Terra santa”, Futuro Nazionale propone un assetto nel quale Gerusalemme Est e la Spianata del Tempio resterebbero sotto controllo palestinese, mentre Gerusalemme Ovest resterebbe israeliana.
Il programma esprime inoltre “grave preoccupazione” per gruppi ebraici e cristiani protestanti impegnati sul tema della ricostruzione del Tempio, e afferma che le comunità cristiane della regione avrebbero sofferto tanto “da parte musulmana” quanto “da parte ebraica”.
Vannacci, personalmente, ha definito la politica estera israeliana “estremamente muscolare e sproporzionata”, pur riconoscendo che essa risponde a un terrorismo estremamente violento. Ha inoltre dichiarato di non essere contrario, in linea di principio, alla nascita di uno Stato palestinese.
Il passaggio più significativo riguarda però l’Iran.
Il programma di Futuro Nazionale condanna le ostilità statunitensi del 2026 contro la Repubblica Islamica iraniana, giudicandole contrarie agli interessi italiani ed europei.
Qui non siamo più nel campo delle sfumature linguistiche: siamo davanti a una scelta geopolitica.
In un momento in cui il regime iraniano continua a definire Israele un nemico strategico, sostiene reti armate ostili allo Stato ebraico e si pone in aperto contrasto con l’architettura occidentale in Medio Oriente, Futuro Nazionale sceglie di leggere il conflitto anzitutto attraverso la critica all’intervento americano.
È una posizione coerente con una visione multipolare ed eurasista. Non con una linea chiaramente filo-israeliana e atlantica.
Ed è qui che una parte della destra italiana continua a commettere un errore elementare: confonde il linguaggio identitario con l’appartenenza al campo occidentale.
Sono due cose diverse.
Si può essere radicalmente contrari all’immigrazione e contemporaneamente voler indebolire l’asse atlantico. Si può criticare l’islam politico e allo stesso tempo opporsi a un intervento occidentale contro la Repubblica Islamica iraniana. Si può parlare continuamente di civiltà cristiana e considerare Mosca il contrappeso necessario agli Stati Uniti.
È precisamente questo il punto che rende il progetto di Vannacci molto più complesso di quanto appaia a chi si limita agli slogan su ordine, nazione e sicurezza.
Esiste una destra europea che considera Israele parte integrante dell’Occidente politico e strategico. Ed esiste un’altra tradizione, sovranista, post-atlantica ed eurasista, che vede negli Stati Uniti il principale problema sistemico, nella Russia un elemento di riequilibrio e nel Medio Oriente un teatro da leggere soprattutto attraverso l’opposizione all’egemonia americana.
Il programma di Futuro Nazionale contiene numerosi elementi riconducibili a questa seconda impostazione.
La citazione di Dugin conta per questo: non perché basti pronunciare il suo nome per diventare “duginiani”, ma perché Dugin rappresenta una delle formulazioni più note di un ordine mondiale multipolare contrapposto al sistema liberal-atlantico.
È interessante, peraltro, che anche Roberto Fiore abbia contestato Vannacci proprio sul terreno di Israele e della Palestina. Questo dimostra che non esiste una “galassia nera” perfettamente uniforme. Esistono divergenze, rivalità e linee differenti perfino dentro la destra radicale.
Ed è giusto dirlo, perché una ricostruzione seria deve registrare anche ciò che complica la tesi.
Ma proprio queste divergenze rendono più chiaro il punto: Vannacci non è semplicemente il terminale di una vecchia destra neofascista. Sta tentando di costruire qualcosa di più ampio, nel quale sovranismo, identitarismo, critica dell’Occidente liberal-atlantico, dialogo con ambienti radicali e visione multipolare possono convivere.
Per noi di Israele Senza Filtri la questione è semplice.
Non abbiamo alcun interesse a usare “fascista” come insulto automatico contro chiunque sia conservatore, nazionalista, sovranista o contrario all’immigrazione. È una scorciatoia intellettuale e spesso una forma di pigrizia politica.
Ma proprio perché rifiutiamo quella caricatura, non chiuderemo gli occhi davanti alla destra realmente nostalgica del nazismo, all’antisemitismo realmente esistente o a una geopolitica che considera l’Occidente un problema da superare e l’eurasianismo una delle possibili alternative.
L’antisemitismo islamista è antisemitismo. Quello della sinistra radicale è antisemitismo. E quello proveniente dalla galassia nera rimane antisemitismo anche quando qualcuno, su immigrazione, sicurezza o identità nazionale, pronuncia parole che possiamo condividere.
Nessuna indulgenza selettiva.
Vannacci non deve rispondere delle idee di Roberto Fiore. Non deve rispondere automaticamente di ogni frase scritta da un simpatizzante su Telegram. Non deve rispondere delle convinzioni private di ogni persona che entra nel suo partito.
Deve però rispondere della linea che traccia, dei riferimenti culturali che sceglie, delle persone che accetta attorno al proprio progetto e, soprattutto, del programma politico che mette nero su bianco.
Perché un movimento politico non viene definito soltanto dai nemici che indica.
Viene definito anche dal mondo nel quale immagina di collocare l’Italia.
E quello immaginato da Futuro Nazionale appare oggi molto meno occidentale e molto meno vicino a Israele di quanto una parte della destra italiana sembri voler ammettere.
Vannacci, Israele e quella galassia nera che non è più una coincidenza
Modificato il 23 settembre 2026 alle 13:02
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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