Emmanuel Macron ha già pronunciato testualmente una frase che non dovrebbe sopravvivere a trenta secondi di verifica: «There is no Hamas in West Bank.» Lo disse a CBS nel settembre 2025. Se oggi l’ha ripetuta alle Nazioni Unite, non siamo davanti a un lapsus: siamo davanti alla reiterazione di una rappresentazione della realtà che i fatti contraddicono.

Hamas non governa la Cisgiordania. Questo è vero.

Hamas non esiste in Cisgiordania? Questo è falso.

La distinzione è elementare. E dovrebbe esserlo soprattutto per il Presidente della Repubblica francese.

Appena l’8 settembre 2026, Shin Bet, IDF e Polizia israeliana hanno annunciato lo smantellamento di una vasta infrastruttura terroristica operante tra Gerusalemme e la Cisgiordania. Più di trenta sospetti sono stati arrestati; secondo le autorità israeliane, la rete reclutava cellule armate in diverse zone della Cisgiordania e progettava attentati contro civili israeliani e forze di sicurezza. Due degli arrestati sono stati indicati come appartenenti a un’organizzazione affiliata a Hamas. Cinque persone sono state incriminate per reati che comprendono direzione e appartenenza a un’organizzazione terroristica, preparazione di attentati e reclutamento.

Questa non è una disputa semantica sulla parola West Bank. Non è una questione di terminologia israeliana o palestinese. È una questione molto più banale: Hamas dispone di uomini, reti, contatti e infrastrutture clandestine in Cisgiordania.

Si può contestare la politica israeliana degli insediamenti. Si può sostenere la nascita di uno Stato palestinese. Si può accusare il governo Netanyahu di compromettere la soluzione dei due Stati. Macron e il governo francese fanno apertamente tutte queste cose.

Ma nessuna di queste posizioni autorizza a riscrivere la geografia del terrorismo palestinese.

Il paradosso diventa persino grottesco: Parigi sostiene contemporaneamente che Hamas debba essere disarmato ed escluso dal futuro politico palestinese, mentre il suo Presidente riduce la realtà della Cisgiordania a una formula nella quale Hamas semplicemente scompare.

No, Presidente Macron.

L’assenza di un governo di Hamas a Ramallah non significa assenza di Hamas in Cisgiordania. Così come l’assenza di un ministero di Hezbollah a Parigi non significherebbe che Hezbollah non possa avere una rete in Francia.

Un capo di Stato può avere una linea politica ostile alle decisioni del governo israeliano. È politica. Può proporre una strategia diversa per il conflitto. È diplomazia.

Ma i fatti vengono prima della strategia.

E quando una strategia ha bisogno di cancellare un fatto elementare per risultare coerente, il problema non è Israele.

Il problema è la strategia.