Alla fine Roberto Vannacci ce l’ha fatta: ha trovato un terreno sul quale marciare insieme a una parte della sinistra italiana.
L’antisemitismo.
Dal palco di Orvieto, il leader di Futuro Nazionale ha annunciato che il suo movimento voterà contro il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo. La sua motivazione è stata, in sostanza, che non si può considerare più grave offendere un ebreo che offendere un cristiano o un musulmano.
C’è però un piccolo problema: il disegno di legge approvato dal Senato non stabilisce affatto che insultare un ebreo debba comportare una pena maggiore. Il testo adotta una definizione operativa dell’antisemitismo, prevede strumenti di rilevazione del fenomeno, formazione per insegnanti e forze di polizia, iniziative contro l’odio online e un coordinamento nazionale. Il Senato specifica inoltre che il testo non introduce nuove sanzioni penali; durante l’iter è stata eliminata anche la disposizione sul possibile divieto di manifestazioni proprio per evitare interferenze ambigue con la libertà di critica politica.
Quindi no: non si sta decidendo che l’ebreo valga più del cristiano.
Si sta riconoscendo che l’antisemitismo è un fenomeno storico, politico e culturale specifico, e che uno Stato può dotarsi di strumenti specifici per riconoscerlo e contrastarlo.
Ed è precisamente qui che la fotografia diventa interessante.
Perché dall’altro lato dello spettro politico, nelle ultime settimane, una parte consistente del mondo della sinistra, delle organizzazioni pro-Palestina e dell’associazionismo ha combattuto lo stesso provvedimento presentandolo come un possibile “bavaglio” alla critica di Israele. Alla manifestazione contro il ddl hanno aderito, tra gli altri, ANPI, ARCI, CGIL, varie organizzazioni pro-Palestina, esponenti e formazioni della sinistra e i Giovani Democratici romani.
Francesca Albanese aveva già sostenuto che simili norme rischierebbero di minare libertà di espressione e ordine democratico qualora fossero utilizzate per sottrarre Israele alle critiche e alle accuse internazionali. È una posizione politica precisa, che va distinta dal contenuto concreto del testo approvato.
E allora eccoci qui.
La sinistra riparta da Vannacci.
Naturalmente è un paradosso. Ma è un paradosso diventato politicamente reale.
Perché Vannacci e quei settori della sinistra non sono diventati improvvisamente alleati, né condividono necessariamente le stesse motivazioni. Arrivano però allo stesso approdo parlamentare: no a questo disegno di legge contro l’antisemitismo.
Il 4 marzo il Senato lo aveva approvato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astensioni. Il centrosinistra, peraltro, non è affatto un blocco unico sul tema: esponenti del PD avevano presentato propri disegni di legge contro l’antisemitismo e oggi nello stesso partito esistono posizioni differenti sul testo. Parlare semplicemente di “sinistra” sarebbe quindi comodo, ma falso.
Ed è proprio questa distinzione a rendere la questione ancora più seria.
Perché la domanda non è se Vannacci sia diventato di sinistra. Evidentemente no.
La domanda è come sia possibile che una parte della sinistra italiana, nata politicamente anche dall’antifascismo e dalla memoria della persecuzione degli ebrei europei, si ritrovi oggi sullo stesso “no” pronunciato da Roberto Vannacci quando il Parlamento prova a costruire strumenti specifici contro l’antisemitismo.
Si può discutere ogni articolo di una legge. Si deve discutere ogni articolo di una legge. Si possono contestare la definizione IHRA, le sue applicazioni, i confini fra antisionismo e antisemitismo, gli strumenti amministrativi previsti dal testo. Tutto questo appartiene alla democrazia.
Ma allora discutiamo del testo reale.
Non di una legge immaginaria che renderebbe gli ebrei cittadini di serie A.
Non di un inesistente reato di critica a Netanyahu.
Non dell’idea che pronunciare la parola “antisemitismo” significhi automaticamente mettere il bavaglio a chi manifesta per Gaza.
Perché quando gli argomenti diventano caricature, le distanze politiche più immense possono improvvisamente accorciarsi.
Fino al punto in cui, guardando la fotografia, si scopre qualcosa che soltanto pochi anni fa sarebbe sembrato una battuta.
Compagni, il generale vi aspetta.
La sinistra riparta da Vannacci
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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