Come riportato da diverse testate americane, in primis le dirette interessate, la CNN, MS NOW e Politico hanno intentato una causa basata sul Primo Emendamento per riottenere l'accesso alla Casa Bianca dopo che il Presidente Donald Trump ha vietato loro.
 
La richiesta di emergenza sarà esaminata da un giudice federale del tribunale distrettuale di Washington D.C. e potrebbe portare ad udienze e argomentazioni legali da parte dell'amministrazione già questa settimana.
 
"Questo divieto non potrebbe essere un attacco più diretto al Primo Emendamento né una violazione più palese dei nostri principi costituzionali più fondamentali". La causa sosterrà che il divieto imposto da Trump viola il Primo Emendamento e le garanzie di giusto processo previste dalla Costituzione.
 
 Questo è ciò che è stato riportato dalle tre testate giornalistiche nella loro causa nella richiesta che è comunque una motivazione che scricchiola come le unghie su una lavagna per il semplice motivo che se tutte le testate, giornalistiche, radiofoniche o televisive avessero diritto ad entrare alla Casa Bianca la sala stampa dovrebbe essere più grande di Piazza San Marco a Venezia. Ma un giudice amico che troverà un cavillo per accontentare gli amici degli amici, ormai lo hanno capito tutti, è sempre facile trovarlo. Infatti nessuno vieta loro di riportare ciò che vogliono, ci mancherebbe. Qui non si discute di questa libertà ma di un permesso che da sempre è nelle mani dell’amministrazione in carica concedere o no.

Lo scontro rappresenta uno degli attacchi più eclatanti sferrati finora dall'amministrazione contro la stampa, con implicazioni che vanno ben oltre le tre testate giornalistiche bandite. Trump ha infatti dichiarato che potrebbe aggiungerne altre alla lista.
 
Sono pronto a scommettere che il giudice troverà il modo di annullare i divieti e che il portavoce avrà l’ordine di non rispondere alle domande di chi vuole essere presente anche se non è il benvenuto.
 
Lo scontro è appena iniziato, preparate birra e popcorn