Un nuovo sondaggio del Pew Research Center fotografa una frattura sempre più profonda tra le due società: appena il 17% degli israeliani ritiene ancora possibile una convivenza pacifica tra Israele e uno Stato palestinese indipendente. Il 56% considera invece questa prospettiva impossibile.

Tra i palestinesi intervistati in Cisgiordania e Gerusalemme Est, il quadro è ancora più netto: solo il 21% ritiene possibile la coesistenza tra due Stati, mentre il 68% non vede più una strada praticabile in quella direzione.

Tra gli ebrei israeliani, il 64% considera impossibile la soluzione dei due Stati e appena il 16% pensa che possa ancora funzionare. È il livello di pessimismo più elevato registrato da Pew in Israele in oltre un decennio di rilevazioni sul tema.

Le motivazioni, però, divergono. Molti israeliani indicano soprattutto la sicurezza e il timore che uno Stato palestinese possa trasformarsi in una minaccia militare; diversi intervistati citano esplicitamente il 7 ottobre come il momento in cui hanno perso fiducia nella prospettiva dei due Stati.

Sul versante palestinese prevalgono invece riferimenti al controllo israeliano della Cisgiordania, agli insediamenti, ai checkpoint e alla convinzione che la divisione territoriale sia ormai irrealizzabile.

Il punto comune è la sfiducia reciproca: da entrambe le parti molti intervistati ritengono che l’altra popolazione non sia realmente disposta ad accettarne l’esistenza e i diritti nazionali.

Il sondaggio è stato condotto nella primavera del 2026 su 1.001 persone in Israele e 1.038 palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, durante la guerra con l’Iran. Gaza non è stata inclusa, perché Pew non è riuscito a condurvi il lavoro sul campo.

Il dato politico più significativo non è quindi soltanto il declino del sostegno alla formula dei due Stati: è il fatto che, oggi, la maggioranza di entrambe le popolazioni coinvolte non crede più che quella formula possa produrre una convivenza pacifica.