Sui tavoli delle cancellerie europee c’è un qualcosa di più serio del festival del cinema di venezia (minuscolo voluto) o delle polemiche fra cantanti propal e quelli che vorrebbero solo fare musica e spettacolo.
 
No, non mi riferisco neanche alle dichiarazioni all’ONU dove, nonostante la Albanese, si sono accorti che seppur tragici i numeri della guerra sono stati gonfiati a dismisura da Hamas. Non serviva un genio ma alla fine ci sono arrivanti anche loro. La notizia è stata data, ma non riportata dai media che, è noto a tutti, sono molto stitici quando si tratta di correggere le bufale messe in prima pagina.
   
Mi riferisco alle news che arrivano dall’Europa, quelle sotto silenzio, in sordina. Che si danno per dovere di cronaca ma senza strillare troppo.
 
Diversi governi europei, ce lo ha raccontato anche La Stampa il 16 settembre scorso dopo aver ripreso il resoconto di un ampio reportage di Bloomberg intitolato «Germany’s Hospitals Prepare for War and Mass Casualties as Russia Threat Looms», si stanno preparando al peggio.
 
In particolare la Germania dove si stanno implementando piani di contingenza per preparare i propri sistemi sanitari civili alla remota possibilità di un conflitto in Europa su larga scala.
 
Stando al reportage di Bloomberg il governo tedesco ha coordinato un fitto piano congiunto fra esercito e le strutture sanitarie regionali che prevede la ridefinizione degli ospedali come infrastrutture strategiche.
 
Ma non è tutto perché a questo si aggiunge che è prevista, o in fase di attuazione non si è capito bene, la riapertura di bunker risalenti alla Guerra Fredda posizionati vicino o sotto i grandi complessi ospedalieri mentre diversi chirurghi civili sono stati spediti a corsi di aggiornamento sul trattamento di traumi da esplosione e ferite da combattimento.
 
Per decenni i tedeschi hanno vissuto con la certezza che la guerra fosse qualcosa che accadeva altrove, ma da un po’ di tempo i media ne parlano e la certezza si sta incrinando.
 
Non si parla più soltanto di riarmo, di missili o di carri armati, si comincia a ragionare su cosa potrebbe accadere se davvero una guerra arrivasse in Europa. In silenzio ma ci si prepara.
 
E questo spiega come mai la Germania abbia dato il nulla osta per convertire alcuni stabilimenti della Volkswaghen chiusi a causa della follia green e trasformarli, in pool con le più importanti aziende israeliane del settore, in catene di assemblaggio armamenti.
 
Anche se le autorità sanitarie e i ministeri della Difesa europei hanno precisato che i piani sono legati a strategie di prevenzione per adattare gli ospedali civili è dovuta al fatto che le strutture militari non sarebbero sufficienti a gestire un afflusso massiccio e contemporaneo di pazienti in scenari estremi, solo il pensiero che ci sia bisogno di prepararsi a uno scenario del genere dovrebbe freddare i polsi.
 
A me questa cosa suona strana, e il silenzio stentato, stonato e dissonante mi fa pensare male.