La crisi energetica torna a colpire direttamente i distributori europei.

Secondo i dati pubblicati oggi, il prezzo medio del diesel nell’Unione Europea ha raggiunto 2,26 euro al litro, superando anche i precedenti massimi della crisi del 2022. In diversi mercati nazionali benzina e diesel stanno registrando nuovi record, mentre il traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz rimane fortemente limitato.

Alla pressione sui prezzi si aggiunge ora un nuovo problema sul fronte delle forniture saudite.

Saudi Aramco ha comunicato ad almeno due raffinerie europee che non riceveranno greggio saudita nel mese di ottobre nell’ambito dei normali contratti a lungo termine. La decisione arriva dopo l’attacco che ha danneggiato tre stazioni di pompaggio della East-West Pipeline saudita, costringendo alla sospensione della principale arteria che collega i giacimenti orientali al porto di Yanbu sul Mar Rosso.

La Petroline era diventata particolarmente importante proprio perché permette di aggirare Hormuz. Nelle ultime settimane avrebbe trasportato circa 4-5 milioni di barili al giorno. La sua interruzione restringe quindi ulteriormente le rotte disponibili per portare il petrolio mediorientale verso i mercati occidentali.

Alcune raffinerie europee stanno già cercando forniture alternative: la polacca Orlen, per esempio, ha acquistato ulteriori carichi provenienti da Norvegia, Regno Unito, Algeria, Kazakhstan, Azerbaigian e Americhe per coprire il fabbisogno di ottobre.

Il punto, ormai, non è soltanto quanto costa il petrolio.
È quanto petrolio riesce ancora ad arrivare dove serve.