Di Michael Sfaradi

Indubbiamente, e non poteva essere altrimenti, i famosi venticinque minuti di applausi al falso documentario premiato a Venezia hanno avuto risonanza in Israele e indubbiamente sia i venticinque minuti di applausi, sia ciò che è stato raccontato in Naza, stanno avendo un effetto contrario a ciò che erano le intenzioni degli pseudo cineasti.

Sempre che le loro intenzioni siano contrastare la destra israeliana alle prossime elezioni.

Se invece le intenzioni erano distruggere Israele come Stato tout court possiamo ricordare loro che il popolo ebraico è sopravvissuto a Pogrom, a Stermini, a Genocidi veri e non , e a Kapò ebrei contro gli ebrei che giravano nei campi di sterminio con il frustino e che al giorno d’oggi girano il mondo con la telecamera.

Cambia lo strumento, ma l’infamità è rimasta la stessa.

Tornando alla campagna elettorale è necessario notare che dopo aver superato il Mediterraneo la vasta eco di quegli applausi è arrivata in Israele e ha inizialmente causato delle stupide reazioni di pancia di alcuni ministri che chiedevano provvedimenti impossibili e cretini come privare della cittadinanza i due dissidenti. Mossa assolutamente sbagliata che li avrebbe trasformati in martiri.

Meglio ignorarli e lasciare al tempo il modo di sotterrarli definitivamente nel dimenticatoio dei falliti prezzolati di successo. Non dimentichiamo che quel documentario è stato sì girato in Israele ma finanziato dall’estero: The Guardian in primis.

Sono poi arrivate le cannonate vere, quelle che per assurdo dal punto di vista delle sinistre stanno rafforzando il blocco di centro - destra.

Benjamin Nethanyahu, vecchia volpe politica, anziché reagire di pancia lo ha fatto di cervello mettendo i leader dell’opposizione nell’imbarazzante posizione di dover dire qualcosa a difesa della nazione e del suo esercito.

Il silenzio però da sinistra, almeno nel momento in cui sto scrivendo, rimane fitto come a febbraio la nebbia in Val Padana.

Mettendo un velo su Yair Golan, il presidente dei Democratici, quello che da Vice Capo di Stato Maggiore ebbe il coraggio di dire in pubblico, e lo fece nel giorno del ricordo della Shoah, che i soldati israeliani si comportavano come quelli nazisti della Seconda Guerra Mondiale c’è da chiedersi come mai Gadi Eisenkot, Benny Gantz e Yair Lapid siano rimasti in silenzio o abbiano avuto reazioni talmente tiepide da non essere praticamente notate dal grande pubblico israeliano. Quello che fra non molto si recherà alle urne e non solo deciderà il destino ma l’esistenza stessa di Israele. I tre leader hanno forse dimenticato che la Knesset viene eletta in Israele e non nelle manifestazioni propal che dal 7 ottobre 2023 riempiono le piazze delle maggiori città europee?

Ma Gadi Eisenkot e Benny Gantz, ambedue ex capo di Stato Maggiore delle Forze Armate lo hanno capito che nel mirino di Venezia e delle manifestazioni di cui sopra ci sono gli stessi soldati che hanno comandato durante le loro pur importanti carriere in divisa o a farglielo ricordare saranno le urne?

Non è un caso, e su questo i consiglieri delle varie campagne elettorali dovrebbero riflettere seriamente, che da quando l’eco di quei venticinque minuti di applausi è arrivato in Israele secondo i sondaggi più seri la coalizione di centro – destra ha recuperato tre seggi e altri tre potrebbe ottenerli da quella parte di elettorato che non sarebbe andato alle urne ma che vista l’ondata antisemita europea sente il dovere di dare una risposta chiara a chi si illude di poter venire a comandare in casa nostra andando a rafforzare, al contrario di ciò che dicono i molti confusi, la maggioranza che attualmente, almeno sulla carta, potrebbe relegare le sinistre al definitivo ruolo di opposizione NO BIBI.

Compito che fra l’altro non sono mai riusciti a svolgere, nemmeno quello, in maniera costruttiva.