NAZA, l’Unione dei giornalisti israeliani condanna le minacce contro i registi

L’Unione dei giornalisti in Israele ha espresso «shock» per le minacce violente rivolte a Yuval Abraham e Rachel Szor, autori del controverso documentario NAZA, dopo le durissime reazioni suscitate dal film in Israele.

L’organizzazione ha sottolineato che criticare duramente il contenuto del documentario è legittimo, minacciare fisicamente i suoi autori no, chiedendo che la sicurezza dei due filmmaker venga tutelata.

NAZA sostiene, attraverso le testimonianze anonime di 24 presunti membri dell’intelligence o dell’IDF, che durante la guerra a Gaza siano stati utilizzati sistemi basati sull’intelligenza artificiale in operazioni che avrebbero provocato deliberatamente un elevato numero di vittime civili. L’IDF ha respinto categoricamente diverse accuse contenute nei materiali finora pubblicati e ha sottolineato che l’identità, il ruolo e in alcuni casi persino l’effettivo servizio militare delle fonti anonime non possono essere verificati pubblicamente.

L’esercito ha inoltre chiesto agli autori di poter visionare integralmente il documentario, non ancora distribuito al grande pubblico, per rispondere nel merito alle singole accuse. Una delle affermazioni già diffuse — secondo cui sarebbe stato autorizzato un attacco prevedendo fino a 500 vittime civili — è stata definita dall’IDF «completamente falsa».

Il caso continua quindi a svilupparsi su due piani distinti: la verifica delle gravissime accuse formulate da NAZA, che resta necessaria, e la condanna delle minacce personali contro i suoi autori, che non può dipendere dal giudizio sul film.