Un gruppo di sopravvissuti al 7 ottobre e familiari di persone uccise o rapite da Hamas ha presentato “Case 7/10”, un dossier che attribuisce al primo ministro Benjamin Netanyahu una parte sostanziale della responsabilità politica per le condizioni che precedettero il massacro.

È importante precisare che l’iniziativa non rappresenta la totalità delle famiglie delle vittime e degli ostaggi, all’interno delle quali esistono posizioni politiche e valutazioni molto diverse sulle responsabilità del 7 ottobre e sulla condotta del governo.

Il dossier prende in esame le politiche adottate nei confronti di Hamas negli anni precedenti all’attacco, contestando in particolare la scelta di consentire l’ingresso a Gaza dei finanziamenti provenienti dal Qatar e alcune decisioni relative alle opportunità di colpire la leadership dell’organizzazione terroristica.

Shelly Meshel-Yogev, madre della 22enne Libby Cohen Meguri, assassinata al Nova Festival, ha richiamato in particolare le informazioni secondo cui l’allora capo dello Shin Bet Ronen Bar avrebbe proposto di eliminare Yahya Sinwar pochi giorni prima dell’attacco: «Se solo lo avessi ascoltato, Libby sarebbe qui accanto a me».

Tra i promotori figura anche Einav Zangauker, madre di Matan, rapito il 7 ottobre e successivamente liberato, che accusa il governo di non essersi assunto la propria parte di responsabilità e di concentrare l’attenzione sui fallimenti operativi immediatamente precedenti all’invasione anziché sulle scelte strategiche compiute negli anni.

L’iniziativa riporta al centro una questione ancora fortemente divisiva nella società israeliana: l’accertamento delle responsabilità politiche, militari e d’intelligence che resero possibile il 7 ottobre e le modalità con cui queste dovranno essere investigate.