NAZA, il Guardian accusa Israele di «reazione autoritaria»

Il Guardian, co-produttore del documentario NAZA, interviene nella polemica scoppiata in Israele e definisce «autoritaria» la reazione contro il film e i suoi registi israeliani, Yuval Abraham e Rachel Szor.

Il quotidiano britannico afferma che NAZA sarebbe il risultato di oltre tre anni di giornalismo investigativo e difende come autentiche le testimonianze delle fonti militari e d’intelligence anonime utilizzate nel documentario. Annuncia inoltre che difenderà il film e i suoi autori da quelli che considera tentativi di censura.

La dichiarazione arriva dopo le durissime reazioni israeliane. Il ministro della Cultura Miki Zohar ha minacciato di chiedere la revoca della cittadinanza dei due registi, mentre vertici politici e militari hanno accusato il documentario di diffondere falsità e una «libello di sangue» contro Israele.

Resta però aperto il problema centrale: difendere l’autenticità delle fonti non equivale a dimostrare automaticamente la correttezza di ogni loro affermazione.

L’IDF contesta infatti le conclusioni del documentario e sostiene che le decisioni relative alla selezione e all’approvazione degli attacchi siano prese da personale umano e non dall’intelligenza artificiale. L’esercito ha inoltre chiesto agli autori di poter visionare NAZA per rispondere nel merito alle accuse. Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha riconosciuto oggi di non aver ancora visto il film.

Tra le accuse più controverse rimane quella secondo cui sarebbe stato autorizzato un attacco accettando fino a 500 vittime civili per colpire un membro di Hamas: un’affermazione contenuta nel film ma, allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, non accompagnata da documentazione verificabile resa pubblica.

La controversia su NAZA si sposta così sempre più dal Festival di Venezia al confronto sulla verificabilità delle testimonianze e sulle procedure di targeting utilizzate dall’IDF durante la guerra di Gaza.