La Svezia potrebbe cambiare nuovamente rotta nei confronti di Israele.

Il centrosinistra di Magdalena Andersson è avanti di un soffio nelle elezioni: con la maggior parte dei voti scrutinati, il blocco progressista è proiettato a 176 seggi contro i 173 del centrodestra del premier Ulf Kristersson. Un margine minimo, ma sufficiente, se confermato, per riportare i Socialdemocratici al governo.

Per Israele non sarebbe un cambiamento marginale.

I Socialdemocratici sostengono la sospensione dell’Accordo di associazione tra Unione Europea e Israele, nuove sanzioni legate agli insediamenti, il divieto di importazione dei loro prodotti e il ripristino dei finanziamenti svedesi all’UNRWA.

Non sarebbe neppure una novità: fu proprio un governo socialdemocratico, nel 2014, a riconoscere unilateralmente lo Stato palestinese, provocando una delle più profonde crisi diplomatiche tra Stoccolma e Gerusalemme.

Sul fronte opposto arretrano i Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson, tra le forze europee più apertamente schierate a sostegno di Israele. Il partito è proiettato al 17,6%, contro il 20,5% del 2022, e scivolerebbe dal secondo al terzo posto.

I Democratici Svedesi chiedono di revocare il riconoscimento dello Stato palestinese e hanno sostenuto il trasferimento dell’ambasciata svedese a Gerusalemme, pur mantenendo posizioni critiche sugli insediamenti e sull’estremismo israeliano.

La partita resta appesa a pochissimi seggi. Ma la posta in gioco per Gerusalemme è già evidente: se Andersson tornerà al governo, Israele potrebbe ritrovarsi con un altro importante Paese europeo deciso a trasformare la pressione politica in misure concrete.