Il Ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha annunciato che agirà per chiedere la revoca della cittadinanza israeliana ai creatori di “NAZA”, film fortemente critico nei confronti delle Forze di Difesa Israeliane e dello Stato di Israele.
Al centro del film vi sarebbero le testimonianze di 24 presunti militari e membri dell’apparato di sicurezza israeliano. Ed è proprio qui che emerge uno dei principali problemi metodologici della narrazione proposta da “NAZA”: i testimoni sono anonimi e lo spettatore non dispone degli strumenti necessari per verificarne autonomamente identità, grado, reparto, funzione, periodo di servizio o effettiva conoscenza dei fatti raccontati.
In assenza di elementi pubblicamente controllabili, non è possibile escludere omissioni, ricostruzioni inesatte, testimonianze non rappresentative o, nell’ipotesi più estrema, dichiarazioni inventate.
Dettagli fondamentali quando accuse di eccezionale gravità vengono trasformate in un’opera cinematografica destinata a influenzare l’opinione pubblica internazionale.
L’IDF ha respinto la rappresentazione proposta dal film e contestato le accuse relative alle proprie procedure operative.
La polemica sollevata da Zohar apre parallelamente una questione diversa: quella giuridica. Il Ministro della Cultura non può revocare autonomamente la cittadinanza israeliana a qualcuno per avere realizzato un film, indipendentemente dalla durezza delle accuse rivolte allo Stato.
Il Ministro della Cultura israeliano Miki Zohar chiede revoca della cittadinanza ai creatori di “NAZA”
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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