Emma Bonino è morta oggi a 78 anni. Con lei scompare una delle figure più riconoscibili della politica italiana ed europea dell’ultimo mezzo secolo: radicale, europeista, ministra degli Esteri, commissaria europea, parlamentare italiana ed europea.
Israele Senza Filtri vuole ricordarne un aspetto che rischia di essere marginalizzato nelle commemorazioni di queste ore: il rapporto lungo, politico e non occasionale di Emma Bonino con Israele.
Non era un sostegno acritico. E proprio per questo sarebbe sbagliato trasformarla oggi in qualcosa che non è stata. Bonino ha criticato duramente diversi governi israeliani e, dopo il 7 ottobre, anche la condotta della guerra a Gaza. Ma lo faceva rivendicando contemporaneamente di essere una «vecchia amica di Israele» e riconoscendo senza ambiguità Hamas come organizzazione terroristica nata con l’obiettivo di distruggere Israele. Ancora nel 2024 definiva Hamas un’organizzazione criminale e Israele una democrazia solida, pur contestando Netanyahu e sostenendo la soluzione dei due Stati.
Questa vicinanza aveva radici molto più profonde.
Già tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Duemila, Bonino e il mondo radicale furono protagonisti di una proposta che oggi appare quasi dimenticata: portare Israele dentro l’Unione Europea. Non semplicemente stabilire buoni rapporti con Gerusalemme, ma immaginare l’integrazione dello Stato ebraico nello spazio politico europeo come elemento di stabilizzazione del Medio Oriente. Nel 2002 Bonino partecipò direttamente al Parlamento europeo alla conferenza internazionale «Israele nell’Unione Europea», organizzata dagli eurodeputati radicali e dal Partito Radicale Transnazionale.
Era una linea coerente con una convinzione che avrebbe continuato a rivendicare negli anni. Nel 2015 poteva ancora definirsi esplicitamente «filoisraeliana da sempre», pur ribadendo che essere filoisraeliani non significava approvare automaticamente le politiche di Netanyahu.
Da ministra degli Esteri quella posizione diventò politica dello Stato. Nell’ottobre 2013, ricevendo alla Farnesina il presidente della Knesset Yuli Edelstein, Bonino sottolineò la solidità delle relazioni politiche, economiche e culturali tra Italia e Israele e dichiarò che l’Italia doveva rimanere in prima linea nella lotta contro l’antisemitismo.
Questo è forse il punto che merita di essere ricordato oggi.
Si poteva dissentire da Emma Bonino — e Israele Senza Filtri avrebbe dissentito profondamente da alcune sue valutazioni sulla guerra iniziata il 7 ottobre — senza cancellare ciò che è stata. Criticare Israele non significò, per lei, negare Israele. Criticare un governo israeliano non significò mettere in discussione la legittimità dello Stato ebraico.
È una distinzione che nell’Europa di oggi si è fatta drammaticamente più rara.
Per questo, da una testata dichiaratamente sionista, oggi il saluto può essere semplice: addio Emma Bonino. Su molte cose siamo stati lontani. Su Israele abbiamo avuto anche ragioni profonde per dissentire. Ma l’amicizia che hai rivendicato per lo Stato ebraico appartiene alla tua storia e sarebbe ingiusto dimenticarla.
Addio Emma, che la Terra ti sia lieve
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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