Si chiude un anno difficile, uno tra i più duri che la nostra generazione abbia conosciuto. Un anno di guerra, di sirene, di lutti e di attese. Ma anche un anno nel quale Israele ha dimostrato, ancora una volta, qualcosa che i suoi nemici continuano ostinatamente a non comprendere: questo Paese può essere ferito, può essere costretto a combattere, ma non rinuncia a esistere, a difendersi e a costruire il proprio futuro.
Rosh HaShanà non è soltanto l’inizio di un nuovo anno. È il momento nel quale ci si ferma davanti a ciò che siamo stati e ci si domanda che cosa vogliamo essere. Il mio augurio è che il 5787 possa finalmente restituire alle famiglie israeliane ciò che dovrebbe essere normale: sicurezza, serenità, case piene, tavole attorno alle quali non manchi nessuno.
A chi combatte, a chi protegge i nostri confini, a chi cura, soccorre e ricostruisce; a chi ha perso qualcuno e continua comunque ad andare avanti; agli ebrei di Israele e della Diaspora: Shanà Tovà u’Metukà.
Israele Senza Filtri, però, non chiuderà per le feste.
Mentre molti rallenteranno, noi resteremo qui. Continueremo a vigilare, verificare, raccontare e fare controinformazione durante tutto il periodo delle festività. Perché la guerra dell’informazione non conosce Shabbat, festività o calendari, e perché proprio quando l’attenzione diminuisce diventa ancora più importante osservare ciò che accade e separare i fatti dalla propaganda.
Lo faremo come abbiamo fatto dal 7 ottobre: da Israele, in italiano, senza chiedere il permesso di raccontare ciò che vediamo e senza lasciare ad altri il monopolio della narrazione su questo Paese.
Che il 5787 sia un anno più dolce. Ma soprattutto che sia un anno di forza, verità, sicurezza e vita.
Shanà Tovà a tutti voi.
Am Israel Chai.
Shanà Tovà, Israele
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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