Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reagito duramente all’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 a Navi Pillay, giurista sudafricana ed ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, accusandola di nutrire un profondo odio nei confronti dello Stato di Israele e denunciando quella che considera una decisione politicamente ideologica.

«È evidente che odia Israele», ha dichiarato Trump, definendo l’assegnazione del riconoscimento una «macchia indelebile» sulla reputazione della Norvegia. Il Presidente americano ha inoltre accusato il Comitato Nobel di essere dominato da ideologi radicali, ostili alla democrazia e ai valori della civiltà occidentale.

Al centro della controversia c’è il ruolo svolto da Pillay nella commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite che ha accusato Israele di aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza. Un rapporto categoricamente respinto dal Governo israeliano, che da tempo denuncia i pregiudizi politici della commissione e della sua presidente. Particolarmente controversa anche la limitatissima attenzione riservata dal documento ai massacri perpetrati da Hamas il 7 ottobre 2023: l’attacco che ha provocato la guerra viene menzionato soltanto marginalmente, senza una ricostruzione delle atrocità commesse contro i civili israeliani.

Durante un comizio elettorale a Syracuse, nello Stato di New York, Trump ha definito Pillay una «persona misteriosa», sostenendo di non averne mai sentito parlare. Ha quindi rivendicato il proprio contributo alla risoluzione di numerosi conflitti internazionali, contestando apertamente i criteri con cui viene assegnato il riconoscimento.

Pillay, dal canto suo, ha risposto con una provocazione. Durante una cerimonia a Norimberga, accolta da una standing ovation, ha ironizzato sull’ambizione del Presidente americano di ottenere il Nobel: «Se applaudite un po’ di più, potrei condividere il premio con Trump».

La polemica investe così direttamente la credibilità politica del Nobel per la Pace. Da una parte, un Presidente americano che rivendica i propri risultati diplomatici e denuncia l’ostilità delle istituzioni internazionali nei confronti di Israele. Dall’altra, una premiata che ha contribuito a formulare una delle più gravi accuse rivolte allo Stato ebraico dalle Nazioni Unite.

Va tuttavia precisato che il Nobel per la Pace viene assegnato da un comitato norvegese indipendente e non direttamente dal Governo di Oslo. Una distinzione istituzionale che non ha impedito a Trump di indirizzare le proprie critiche contro la Norvegia nel suo complesso.