A tre anni dal massacro del 7 ottobre, il capo di Stato maggiore dell’IDF, tenente generale Eyal Zamir, ha riunito alla base di Glilot gli ufficiali con grado di generale di brigata e superiore per fare il punto sulle lezioni apprese dal fallimento che precedette l’attacco di Hamas.

Zamir ha affermato che l’esercito sta completando le proprie indagini sul 7 ottobre, sottolineando la necessità di comprendere fino in fondo la portata del disastro senza rimanerne paralizzati: bisogna studiare gli errori, trarne conseguenze operative, applicarle e andare avanti.

Tra le lezioni principali indicate dal capo di Stato maggiore c’è la necessità di ampliare il margine di sicurezza di Israele e costruire una forza militare capace di affrontare contemporaneamente minacce provenienti da più fronti. Il nuovo scenario di riferimento dell’IDF dovrà essere quello di una guerra a sorpresa, con la capacità di neutralizzare minacce gravi già durante la loro formazione.

Durante la conferenza Zamir ha consegnato un attestato di riconoscimento alla sottufficiale “Vav” dell’Unità 8200, che prima del 7 ottobre aveva avvertito che Hamas disponeva di un piano concreto per attaccare Israele. I suoi allarmi erano stati respinti o ignorati dai livelli superiori dell’intelligence.

Zamir l’ha definita un esempio di «coraggio intellettuale e professionalità», attaccando direttamente una delle patologie organizzative emerse dopo il 7 ottobre: la tendenza a conformarsi alle convinzioni dei superiori.

«Non dobbiamo permettere una cultura del compiacimento, della tirannia intellettuale o della repressione del pensiero critico», ha affermato, chiedendo ai comandanti di garantire libertà di espressione e capacità di contestare le valutazioni dominanti all’interno delle strutture militari.

L’IDF ha inoltre annunciato l’avvio di una nuova serie di indagini sull’intera guerra, compreso il recente conflitto con l’Iran.

Le lezioni saranno concentrate su quattro grandi aree: preparazione strategica, prontezza operativa, costruzione della forza e intelligence.

La dottrina che emerge è netta: prepararsi a un attacco simultaneo su più fronti anche quando deterrenza e sistemi di allerta falliscono, valutare il nemico in base alle sue capacità e non alle intenzioni che gli vengono attribuite, e intervenire preventivamente per impedire alle minacce di consolidarsi.

Gli scenari operativi dell’IDF saranno inoltre aggiornati ogni sei mesi. Per l’intelligence militare, la produzione di allarmi tornerà a essere definita come una delle missioni fondamentali.