Nel Regno Unito, un gruppo di attivisti anti-israeliani denominato «The List» ha avviato una campagna di intimidazioni e vandalismi contro le abitazioni private di dirigenti e dipendenti di aziende britanniche del settore della difesa, accusate di collaborare con Israele.

Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, nelle ultime settimane sono state colpite almeno sei persone legate a società come Elbit Systems, Leonardo UK, Ultra Intelligence & Communications e Keysight Technologies.

Gli aggressori hanno imbrattato abitazioni e automobili con vernice rossa, tagliato pneumatici e tracciato scritte accusatorie, tra cui «assassini di bambini», sulle proprietà delle vittime.

La novità più inquietante riguarda il cambiamento degli obiettivi: non più soltanto stabilimenti industriali e infrastrutture aziendali, ma le abitazioni private dei lavoratori e dei dirigenti, con il conseguente coinvolgimento delle loro famiglie.

Il gruppo rivendica di aver raccolto indirizzi e informazioni personali attraverso ricerche, violazioni informatiche e fughe di notizie, minacciando ulteriori azioni contro chiunque continui a lavorare per aziende considerate complici delle operazioni militari israeliane.

Le unità antiterrorismo britanniche starebbero collaborando alle indagini, mentre le aziende coinvolte hanno avviato misure per tutelare il proprio personale.

Resta da chiarire l’eventuale collegamento tra «The List» e Palestine Action, organizzazione già messa al bando nel Regno Unito.

Il passaggio dalla contestazione politica alla persecuzione dei lavoratori nelle loro abitazioni rappresenta una gravissima escalation intimidatoria. Il dissenso verso Israele non può diventare un lasciapassare per minacciare persone e famiglie, né per trasformare l’appartenenza professionale in una colpa da punire.