Il presidente della Comunità ebraica di Milano denuncia una «schedatura su base razziale» nella vicenda degli educatori delle scuole ebraiche chiamati a prendere le distanze dal governo israeliano. «Non si può chiedere a un cittadino americano di rispondere come ebreo, in quanto tale».

«Chiedo che l’Amministrazione comunale di Reggio Emilia si dimetta». Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, interviene sulla vicenda degli insegnanti delle scuole ebraiche con un’accusa durissima: aver trasformato un’iniziativa educativa e di dialogo in una richiesta di dissociazione politica fondata sull’identità degli invitati. Nel comunicato diffuso oggi, Meghnagi parla apertamente di antisemitismo e richiama i «metodi da Terzo Reich», chiedendo che il sindaco e l’amministrazione ne traggano le conseguenze.

Al centro della polemica c’è la visita di studio organizzata nell’ambito delle attività di Reggio Children. Agli insegnanti e agli educatori delle scuole ebraiche era stata chiesta una «presa di distanza, esplicita, dalle politiche del governo Netanyahu». L’8 ottobre Reggio Children ha comunicato che il gruppo delle scuole ebraiche statunitensi aveva deciso di rinviare il viaggio, mentre venticinque insegnanti ed educatori provenienti da Israele avevano confermato la partecipazione alla visita prevista dal 12 al 16 ottobre.

È soprattutto il trattamento riservato ai docenti americani a suscitare la denuncia di Meghnagi. Il presidente della Comunità ebraica di Milano contesta la contraddizione tra i valori di inclusione proclamati dal Comune e la pretesa, da lui denunciata, di imporre agli ospiti una posizione politica in ragione della loro appartenenza ebraica. Nel suo comunicato accusa l’amministrazione di invitare insegnanti per attività didattiche e di confronto e poi di chiedere loro di rispondere di una vicenda politica che non può essere automaticamente ricondotta alla loro identità.

«È un principio di schedatura su base razziale», afferma. E precisa il punto centrale della contestazione: «Non si può chiedere a un cittadino americano, a un docente, a un ebreo, di rispondere come ebreo, in quanto tale. È la negazione totale dell’inclusione che a parole si dice di voler promuovere. È antisemitismo».

Nella denuncia di Meghnagi, la richiesta di dissociazione attribuisce agli insegnanti una responsabilità collettiva per le decisioni di un governo straniero. La loro identità ebraica diventerebbe così il presupposto per esigere una dichiarazione politica. È questo meccanismo che il presidente considera discriminatorio e incompatibile con la finalità di un incontro dedicato all’educazione e al dialogo.

Il comunicato ricorre anche a un esplicito paragone con il nazismo e il fascismo. «I metodi e il clima instaurati da certi Comuni emiliani mi ricordano molto quelli di Goebbels», scrive Meghnagi, richiamando inoltre il gerarca fascista Roberto Farinacci. Il riferimento accompagna la sua accusa di una selezione degli interlocutori sulla base dell’appartenenza ebraica e della posizione politica loro richiesta.

Sulla vicenda, il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, era intervenuto l’8 ottobre sostenendo che la città sarebbe rimasta aperta agli educatori di tutto il mondo. Aveva presentato la Carta per un’educazione democratica e partecipata come un documento destinato a tutte le delegazioni, precisando che agli insegnanti delle scuole ebraiche era stato proposto anche un ulteriore impegno a difendere i diritti dei bambini, con riferimento alla situazione in Medio Oriente. Il sindaco aveva inoltre espresso rispetto per il rinvio della visita americana, sostenendo che il dialogo sarebbe proseguito.

La richiesta di dimissioni avanzata oggi da Meghnagi investe direttamente la responsabilità politica dell’amministrazione. Il presidente la motiva con quello che definisce un «metodo indegno» e con l’«enorme danno di immagine» che, a suo giudizio, la vicenda ha provocato al Paese.