Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno diffuso un messaggio rivolto direttamente alla popolazione degli Stati Uniti, accusando Washington delle conseguenze della guerra iniziata il 28 febbraio e avvertendo che la prosecuzione delle operazioni militari porterà a un «destino doloroso per l’America».

Nel documento, l’IRGC sostiene che «i popoli del mondo si sono risvegliati» e che sarebbe terminata l’epoca nella quale le grandi potenze potevano «saccheggiare le ricchezze delle nazioni con la forza».

Una parte centrale del messaggio riguarda il bombardamento della scuola elementare Shajareh Tayyebeh di Minab. L’IRGC attribuisce agli Stati Uniti l’attacco e parla di 168 bambini uccisi. Sul numero e sulla composizione esatta delle vittime esistono ricostruzioni differenti: un’inchiesta dell’Associated Press ha identificato 157 morti, tra cui 123 bambini, mentre le autorità iraniane hanno indicato complessivamente 168 vittime. Almeno un missile statunitense colpì la scuola e Washington non ha ancora pubblicato le conclusioni definitive dell’indagine militare sull’accaduto.

Nella lettera Teheran attribuisce inoltre agli Stati Uniti l’attacco nel quale è morto Ali Khamenei insieme ad alcuni familiari e sostiene che, dall’inizio della guerra, siano state uccise oltre 3.600 persone, prevalentemente civili, e colpite università, ospedali e scuole. Queste cifre vengono presentate dall’IRGC come proprio bilancio della guerra e non vanno quindi confuse con una verifica indipendente.

Il passaggio conclusivo ha anche un evidente valore propagandistico: le Guardie Rivoluzionarie invitano gli americani a recarsi personalmente in Iran, arrivando a indicare persino lo Stretto di Hormuz, per verificare quanto affermato.

Il messaggio arriva mentre proprio nello Stretto di Hormuz resta altissima la tensione militare tra Iran e Stati Uniti e l’IRGC continua a minacciare un’intensificazione della risposta iraniana in caso di ulteriore escalation americana.