La dirigenza politica degli insediamenti invoca la linea dura contro gli estremisti ebrei

Yisrael Ganz, presidente del Consiglio regionale di Binyamin e alla guida del Yesha Council, l’organizzazione che rappresenta il movimento degli insediamenti israeliani, ha chiesto alle autorità di utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per fermare la violenza degli estremisti ebrei in Cisgiordania.

La presa di posizione arriva dopo i gravi fatti avvenuti nella notte a Jalud, dove oltre 100 israeliani hanno bloccato l’operazione delle forze di sicurezza destinata a consentire il ritorno a casa della famiglia palestinese Tubasi, come disposto dall’Alta Corte. Secondo l’IDF, durante i disordini sono state incendiate proprietà palestinesi, sono state lanciate pietre contro le forze israeliane e tre agenti della Polizia di Frontiera sono rimasti leggermente feriti.

Ganz ha affermato che quanto accaduto «può e deve essere impedito», sottolineando che lo Stato dispone già dei poteri necessari per intervenire.

Il leader degli insediamenti ha quindi chiesto che la legge venga applicata in Cisgiordania esattamente come nel resto di Israele, da Tel Aviv a Kfar Saba, e che i responsabili delle violenze vengano perseguiti.

È una presa di posizione significativa perché arriva dall’interno della stessa leadership degli insediamenti e si aggiunge alle condanne espresse dal presidente Isaac Herzog, dal premier Benjamin Netanyahu e dal ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. Netanyahu ha chiesto che i responsabili siano perseguiti con tutto il rigore della legge, precisando che una piccola minoranza di facinorosi non rappresenta la comunità degli israeliani che vivono in Giudea e Samaria.

La polizia ha finora fermato tre israeliani: due minorenni di 15 e 17 anni e un diciottenne di Gerusalemme.