L’Iran non si limiterebbe a finanziare e armare i ribelli Houthi dello Yemen, ma fornirebbe direttamente informazioni di intelligence necessarie a individuare e colpire obiettivi strategici in Arabia Saudita. È quanto emerge da un’inchiesta del WSJ, ripresa questa mattina dal Jerusalem Post, che descrive un livello di cooperazione operativa tra Teheran e il movimento yemenita ben più profondo del semplice sostegno militare.

Secondo le informazioni riportate dal quotidiano americano, numerosi attacchi condotti nelle ultime settimane con missili balistici e droni contro infrastrutture saudite sarebbero stati pianificati utilizzando dati sugli obiettivi forniti dall’apparato di intelligence della Repubblica Islamica.

La rivelazione arriva mentre l’Arabia Saudita affronta una nuova e violenta offensiva degli Houthi, che hanno intensificato le operazioni contro aeroporti, infrastrutture strategiche e installazioni governative.

Tra gli episodi più gravi figura l’attacco contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, che, secondo il bilancio riportato dal Jerusalem Post, ha provocato 17 morti e oltre 300 feriti. Giovedì è stato inoltre colpito un complesso presidenziale, con un bilancio di cinque vittime.

L’intensificazione degli attacchi solleva interrogativi sul ruolo effettivamente svolto dall’Iran nella selezione degli obiettivi e nella preparazione delle operazioni militari.

Danny Citrinowicz, già responsabile della sezione Iran dell’intelligence militare israeliana, ha descritto al Wall Street Journal il collegamento tra Teheran e gli Houthi come estremamente solido sul piano operativo.

Secondo l’ex funzionario israeliano, l’interesse iraniano non sarebbe riconducibile esclusivamente alla volontà di sostenere un alleato regionale. Gli attacchi contro l’Arabia Saudita consentirebbero infatti alla Repubblica Islamica di perseguire contemporaneamente due obiettivi: indebolire uno dei principali rivali regionali e contribuire all’aumento dei prezzi internazionali del petrolio.

Citrinowicz ha sottolineato che il rapporto tra Teheran e gli Houthi non dovrebbe essere interpretato semplicemente come una relazione di subordinazione tra un finanziatore e un’organizzazione dipendente, ma come una cooperazione fondata sulla convergenza di interessi strategici.

È una distinzione rilevante per comprendere l’attuale conflitto. Gli Houthi dispongono di una propria leadership politica e militare e perseguono obiettivi autonomi nello Yemen, ma la collaborazione con l’Iran permetterebbe loro di aumentare significativamente l’efficacia delle operazioni contro gli avversari regionali.

Anche il Soufan Center, centro studi specializzato in sicurezza internazionale con sede a New York, ha evidenziato al Wall Street Journal come gli attacchi degli Houthi contribuiscano alla proiezione della potenza iraniana nella regione.

Attraverso il movimento yemenita, Teheran può esercitare pressione su Riad e sulle infrastrutture energetiche e commerciali del Golfo senza necessariamente impegnare direttamente le proprie forze armate in ogni operazione.

Le implicazioni economiche sono particolarmente significative. L’Arabia Saudita rappresenta uno dei principali produttori ed esportatori mondiali di petrolio, mentre la stabilità delle rotte marittime della Penisola Arabica costituisce un elemento essenziale per il commercio internazionale.

La minaccia missilistica contro aeroporti, infrastrutture energetiche e collegamenti logistici può provocare conseguenze che vanno ben oltre i danni materiali immediati, incidendo sui costi assicurativi, sui trasporti e sulle aspettative dei mercati.

In questo contesto, l’aumento dei prezzi del greggio potrebbe rappresentare un vantaggio strategico per Teheran, anche se non costituisce una conseguenza automatica di ogni attacco.

Il governo iraniano continua tuttavia a negare qualsiasi responsabilità diretta nelle operazioni militari degli Houthi.
Nel settembre scorso, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, aveva sostenuto che il movimento yemenita agisce in piena autonomia e assume le proprie decisioni sulla base dei propri interessi.

Una posizione che contrasta con le ricostruzioni pubblicate dal Wall Street Journal e con le valutazioni degli esperti citati nell’inchiesta.

Esponenti dei Guardiani della Rivoluzione islamica hanno inoltre pubblicamente elogiato le recenti operazioni militari degli Houthi contro l’Arabia Saudita e la coalizione regionale guidata da Riad.

Adam Baron, esperto di Yemen e ricercatore presso il centro studi americano New America, ha attribuito una parte determinante dei recenti successi militari del movimento yemenita al sostegno ricevuto dall’Iran e dagli altri attori del cosiddetto Asse della Resistenza.

Secondo Baron, l’assistenza esterna avrebbe contribuito in maniera decisiva alla rapidità con cui gli Houthi hanno consolidato le proprie capacità operative negli ultimi mesi.

Resta da chiarire fino a che punto si estenda il coinvolgimento iraniano nelle singole operazioni. Le informazioni pubblicate indicano una cooperazione nell’individuazione degli obiettivi, ma non dimostrano che ogni attacco venga autorizzato o diretto personalmente dalla leadership di Teheran.

La distinzione non riduce tuttavia la portata delle rivelazioni.

Se confermata, la trasmissione sistematica di informazioni di intelligence per la selezione degli obiettivi rappresenterebbe un coinvolgimento operativo diretto dell’apparato iraniano nella campagna militare contro l’Arabia Saudita, ben oltre la tradizionale fornitura di armamenti, tecnologia e addestramento.

Per Israele e per gli altri Paesi della regione, il quadro descritto dall’inchiesta costituisce un ulteriore elemento nella valutazione della minaccia rappresentata dalla rete di alleanze militari costruita dall’Iran in Medio Oriente.

La questione centrale non riguarda più soltanto quali armamenti gli Houthi siano in grado di produrre o ricevere dall’estero, ma anche chi fornisca loro le informazioni necessarie a impiegarli contro obiettivi di elevato valore strategico.

È su questo terreno, quello dell’intelligence e del coordinamento operativo, che l’inchiesta del Wall Street Journal introduce l’elemento più significativo: dietro una parte degli attacchi che stanno colpendo l’Arabia Saudita potrebbe esserci non soltanto la capacità militare degli Houthi, ma anche il contributo diretto degli apparati di sicurezza della Repubblica Islamica iraniana.