Si apre una frattura significativa nel campo anti-Netanyahu a un mese dalle elezioni israeliane del 27 ottobre. Il leader di Yashar ed ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot ha dichiarato a Channel 12 che Ra’am non farà parte di un governo da lui guidato, provocando la dura replica del numero due del partito islamista, Yoav Segalovitz.

Eisenkot ha affermato di puntare a conquistare 64-65 seggi per il blocco sionista contrario a Netanyahu, sostenendo che, secondo rilevazioni interne, tra il 16 e il 18% dei suoi sostenitori avrebbe votato per l’attuale coalizione alle precedenti elezioni. Interrogato sulla possibilità di formare un governo di minoranza sostenuto da Ra’am, ha però escluso questa ipotesi alle condizioni politiche attuali.

Secondo Eisenkot, per entrare nella sua coalizione i partiti arabi e haredi dovrebbero riconoscere Israele come Stato ebraico e democratico, accettare la Dichiarazione d’Indipendenza e il principio della leva universale, oltre a riconoscere Hamas come organizzazione terroristica da distruggere. «Al momento non vedo alcun partito arabo o haredi che accetti questi principi, compreso Mansour Abbas. Per questo non farà parte del mio prossimo governo», ha detto.

La risposta di Ra’am è arrivata poche ore dopo. Segalovitz ha accusato Eisenkot di essersi “piegato alla campagna intimidatoria del Likud”, sostenendo che il prossimo esecutivo alternativo a Netanyahu non possa nascere senza il partito arabo: «Israele ha bisogno di un grande cambiamento e di una vera partnership attraverso una leadership coraggiosa. Eisenkot non avrà un governo senza Ra’am».

Nella stessa intervista Eisenkot ha inoltre attaccato duramente Benjamin Netanyahu sulla gestione della guerra e sui finanziamenti qatarioti arrivati a Gaza negli anni precedenti il 7 ottobre. Riferendosi alle recenti ricostruzioni secondo cui Netanyahu sarebbe stato avvertito del sostegno finanziario del Qatar ad Hamas, Eisenkot ha chiesto un’indagine e ha sostenuto che la condotta del premier configurerebbe, a suo giudizio, una situazione al limite del «tradimento» oppure una grave violazione della fiducia pubblica. Si tratta di accuse politiche formulate da Eisenkot, non di conclusioni giudiziarie.

Eisenkot ha anche ribadito la propria opposizione alla creazione di uno Stato palestinese.