Non abbiamo bisogno di un giornalismo filoisraeliano per gentile concessione. Non ci serve una solidarietà subordinata alla disponibilità di uno spazio, alla convenienza del momento o alla pazienza di chi possiede un giornale. Abbiamo bisogno di una voce che consideri il racconto di Israele una responsabilità permanente, non un posizionamento da indossare e riporre.
 
Quella voce non dobbiamo ancora fondarla. Il nostro quotidiano esiste già: si chiama Israele Senza Filtri. E la vicenda che riguarda il Riformista rende ancora più evidente perché sia necessario consolidarlo, sostenerlo e farlo crescere.
 
Partiamo dai fatti senza regalare a nessuno il comodo alibi di una polemica costruita male. In un articolo pubblicato l’11 ottobre, Alessia Vincenti scrive su Domani che l’editore Alfredo Romeo avrebbe imposto al direttore Claudio Velardi di non pubblicare più articoli su Israele. Secondo il retroscena l’indicazione sarebbe arrivata il 6 ottobre mentre la redazione preparava il giornale dedicato al terzo anniversario del massacro. L’ordine attribuito all’editore resta una ricostruzione giornalistica: non disponiamo di una sua conferma indipendente.
 
Ma ci sono elementi che chiunque può controllare.
 
La prima pagina del Riformista del 6 ottobre ospita, in posizione di apertura a sinistra, un articolo di Aldo Torchiaro intitolato “Il virus antisemita dilaga, difendere Israele è la nostra battaglia”. Il giorno successivo, nell’anniversario, la prima pagina cambia completamente: legge elettorale, proteste, D’Alema. Nessun richiamo esplicito al terzo anniversario del 7 ottobre. Questo è verificabile sulle immagini pubblicate nell’edicola ufficiale del giornale. Non dimostra, da solo, che cosa sia accaduto in redazione o che cosa contenessero tutte le pagine interne. Dimostra però che quella memoria non compare nella vetrina principale del quotidiano proprio nella sua ricorrenza.
 
Anche l’archivio del sito dedicato al tag “Israele”, alla verifica del 13 ottobre, presenta come contenuti più recenti articoli del 6 ottobre. È un riscontro circoscritto all’archivio tematico, non la prova che ogni contenuto relativo a Israele sia scomparso da ogni sezione. Ma è un elemento concreto, non un’impressione.
 
La cronologia colpisce ancora di più perché il 5 ottobre il Riformista aveva promosso, nella cornice del Senato, un incontro sul 7 ottobre e sull’antisemitismo con la partecipazione di Velardi e numerosi altri interlocutori. Nel resoconto pubblicato il giorno successivo lo stesso direttore criticava duramente quei media che trattano i dati di Hamas senza il necessario vaglio critico. Non stiamo dunque parlando di un giornale che non avesse mai attribuito importanza alla questione. Stiamo parlando di un impegno pubblico sempre rivendicato.
 
 
C’è però un altro fatto, e non lo nasconderemo perché disturba la comodità dell’accusa: HaKol, il sito collegato al Riformista e realizzato in partnership con JNS, continua a pubblicare su Israele. Il 7 ottobre ha riportato il messaggio di Palazzo Chigi per l’anniversario; l’8 ottobre ha pubblicato un articolo sulle testimonianze delle sopravvissute. Non è quindi corretto parlare di cancellazione totale di Israele o della memoria del massacro dall’intera offerta editoriale riconducibile al Riformista. Il quotidiano, il suo archivio tematico e HaKol vanno distinti.
 
Questa distinzione non chiude la questione. La rende più precisa: quale spazio deve avere Israele nel quotidiano? È cambiata la linea editoriale? Esiste davvero una direttiva dell’editore? Se sì, con quale motivazione e con quale perimetro?
 
Sono domande da rivolgere a Romeo e Velardi. Non insinuazioni da trasformare automaticamente in sentenze, ma nemmeno interrogativi da liquidare come fosse una scocciatura.
 
C’è, inoltre, una ragione ulteriore per pretendere chiarezza.
Sul sito del Riformista resta consultabile la campagna “Per Israele”, che invita a effettuare donazioni sul conto della Romeo Editore e propone abbonamenti sostenitori, promettendo aggiornamenti sull’impiego dei contributi. Non stiamo avanzando accuse sull’utilizzo dei fondi. Stiamo indicando un patto pubblico: quando si chiede sostegno economico per un impegno dichiarato i lettori hanno una ragione in più per conoscere la continuità e la destinazione editoriale di quell’impegno.
 
Se l’ordine raccontato da Domani fosse confermato, sarebbe una resa editoriale gravissima. Non perché ogni quotidiano debba parlare ogni giorno di Israele, ma perché rivendicare una battaglia e poi interromperne il racconto per imposizione proprietaria significa subordinare quella battaglia a un’autorità diversa dai fatti e dalla responsabilità verso i lettori. Se invece il retroscena fosse inesatto, una smentita circostanziata meriterebbe spazio e attenzione. Il punto non è conservare un’accusa a tutti i costi. È ottenere una risposta.
 
Si può cambiare linea editoriale. Si può discutere una priorità. Si può persino riconoscere di avere sbagliato impostazione. Ma lo si dica ai lettori. Il coraggio proclamato non dovrebbe diventare, alla prima verifica, una questione di disponibilità del proprietario.
 
Ed è qui che questa storia riguarda direttamente noi di Israele Senza Filtri.
 
Non dobbiamo commettere l’errore di confondere l’esistenza di interlocutori favorevoli a Israele con l’esistenza di un’informazione sulla quale poter contare nel tempo. Gli amici sono preziosi. Le collaborazioni sono preziose. Le firme che contrastano l’antisemitismo e raccontano Israele con serietà vanno valorizzate, non trattate come concorrenti da abbattere.
 
Ma una voce autonoma serve proprio a non dipendere esclusivamente dall’ospitalità altrui.
 
Israele Senza Filtri fa informazione israeliana in lingua italiana dal 7 ottobre 2023. Il nostro sito ospita notizie, analisi, rassegne stampa, le Note del Direttore, le Note dello Zio e altre voci riconoscibili. Non siamo l’annuncio di un progetto che qualcuno, forse, realizzerà. Siamo una realtà editoriale già operativa, con un lavoro quotidiano e una comunità che contribuisce a sostenerlo.
 
La nostra ragione d’essere non è promettere che tutti gli israeliani abbiano sempre ragione. Non è scambiare il sionismo per obbedienza a un governo. Non è sostituire una propaganda ostile con un’agiografia rassicurante.
 
Proprio il 7 ottobre abbiamo pubblicato una Nota su Nahal Oz chiedendo verità e accertamento delle responsabilità, senza protezioni per i livelli militari, d’intelligence o politici coinvolti. Abbiamo ribadito la piena responsabilità di Hamas per il massacro e, insieme, il dovere dello Stato israeliano di rispondere alle famiglie delle osservatrici. Difendere Israele significa anche pretendere che Israele guardi dentro i propri fallimenti.
 
Questo è il nostro sionismo editoriale: non una dispensa dal pensiero, ma un’assunzione di responsabilità.
 
Vogliamo raccontare un Paese, non servire una caricatura. Vogliamo distinguere un’accusa da una prova, una notizia da un’opinione, la critica a una decisione dalla negazione del diritto di un popolo a esistere. E vogliamo farlo anche quando la distinzione irrita il nostro stesso pubblico. Altrimenti “senza filtri”sarebbe soltanto un’insegna: piacevole per chi ci segue, inutile per chi cerca di capire.
 
Per questo non ci interessa brindare alle difficoltà di un altro giornale. Ci interessa che nessuna comunità debba scoprire troppo tardi di avere affidato tutta la propria rappresentazione a uno spazio revocabile.
 
La risposta al caso Riformista non è soltanto indignarsi. È assumersi la responsabilità di sostenere ciò che esiste già.
 
Leggere Israele Senza Filtri, farlo conoscere, contribuire al suo lavoro, pretendere precisione anche da noi: questo significa trasformare un orientamento culturale in una presenza editoriale durevole. Non comprare indulgenza per il Direttore o per lo Zio. Non rinunciare al diritto di contestarci.
Al contrario: darci gli strumenti per lavorare e chiederci conto di come li utilizziamo.
 
Il caso sollevato da Domani dovrà essere chiarito. Non abbiamo bisogno di inventarne il finale per trarne una lezione: la continuità dell’informazione non si può affidare soltanto alla benevolenza di altri.
 
Israele non è una bandiera a noleggio. Il 7 ottobre non è una ricorrenza da esporre quando conviene. E la nostra voce non deve aspettare che qualcuno le conceda posto.
 
Il quotidiano c’è. Si chiama Israele Senza Filtri.
 
Non dobbiamo aspettare un altro silenzio per capire perché serve.Non dobbiamo aspettare un altro silenzio per capire perché serve.
 
Abbiamo parlato con l'amico Claudio Velardi che ci ha promesso un’intervista per chiarire la situazione e illustrare sia i fatti, sia il suo punto di vista.
 
Noi, il Direttore e lo Zio rimaniamo a completa disposizione e saremo felici di pubblicare qualsiasi ulteriore informazione a questa notizia in modo da poterla chiarire in ogni suo punto.
 
Il Direttore e lo Zio