Motaz Azaiza, il fotoreporter palestinese diventato una delle figure più conosciute della guerra di Gaza, ha raccontato di aver filmato israeliani catturati il 7 ottobre mentre venivano percossi nella Striscia. Quelle immagini, ha spiegato, non le ha pubblicate.
È uno dei passaggi centrali della lunga intervista concessa ad Ahmad al-Biqawi per il podcast Taqarob. Un colloquio che pone interrogativi sulla selezione delle immagini, sulle pressioni esercitate da Hamas e sulla distanza tra ciò che accade e ciò che arriva al pubblico internazionale.
Secondo il suo racconto, Azaiza seguì un veicolo delle Brigate al-Qassam sul quale si trovavano prigionieri israeliani. Intorno al mezzo alcune persone li colpivano. Lui documentò la scena. Spiega di aver temuto conseguenze per sé, per la propria famiglia e per le persone riprese, che Israele avrebbe potuto identificare attraverso i filmati.
Nello stesso passaggio sostiene inoltre che i prigionieri sarebbero successivamente morti in un bombardamento israeliano. Questa rimane una sua affermazione, per la quale non abbiamo trovato una conferma indipendente. È un ulteriore motivo per chiedere che il materiale originale venga conservato e sottoposto a verifica.
La questione giornalistica riguarda il criterio con cui si decide quali sofferenze rendere visibili. Valutare i rischi della pubblicazione è un dovere professionale. Esistono però strumenti per raccontare un abuso tutelando identità e persone vulnerabili: oscurare i volti, descrivere i fatti, affidare il materiale a una verifica indipendente. La spiegazione di Azaiza lascia aperta una domanda precisa: quali alternative furono considerate per documentare le violenze contro quei prigionieri?
Il secondo elemento riguarda Hamas. Azaiza descrive fotografi che abbassavano le telecamere quando qualcuno criticava il movimento. Racconta inoltre di un gruppo WhatsApp chiamato “Smart”, che attribuisce all’apparato mediatico di Hamas, attraverso il quale sarebbero state coordinate campagne di intimidazione e aggressione online contro voci sgradite.
Una testimonianza del genere dovrebbe interessare ogni redazione che ha utilizzato materiale proveniente da Gaza. Quando una critica viene esclusa dalla registrazione, lo spettatore perde anche la possibilità di sapere che quella critica esisteva. L’assenza di dissenso nelle immagini può così essere scambiata per consenso.
Questo meccanismo colpisce direttamente i palestinesi. La persona che ha perso la casa, un familiare o la possibilità di vivere dignitosamente ha anche il diritto di contestare chi la governa. Tagliare quella protesta significa privarla di una parte della sua voce proprio mentre si pretende di rappresentarne la sofferenza.
Azaiza contesta anche i risultati della strategia di Hamas: domanda quale protezione concreta abbiano offerto le sue armi agli abitanti e accusa la leadership di aver prolungato una catastrofe senza benefici per la popolazione.
La sua posizione, tuttavia, va descritta con precisione. Nell’intervista continua a sostenere la lotta armata palestinese e mantiene accuse durissime contro Israele. La sua critica investe soprattutto il costo umano, le decisioni della leadership e l’efficacia della strategia. Presentarlo come un sostenitore delle posizioni israeliane deformerebbe il contenuto del colloquio.
Proprio questa distanza rende rilevanti le sue parole: la contestazione arriva da una figura profondamente legata alla causa palestinese, che descrive dall’interno le pressioni sul racconto pubblico della guerra.
Per chi informa, la conseguenza dovrebbe essere un controllo più rigoroso delle fonti, delle omissioni e delle condizioni in cui il materiale viene prodotto. Le fotografie della devastazione devono essere valutate per ciò che documentano; allo stesso tempo, occorre interrogarsi su quello che le telecamere hanno smesso di riprendere.
Gli israeliani catturati e percossi hanno diritto alla documentazione delle violenze subite. I palestinesi hanno diritto a denunciare Hamas senza essere cancellati dal racconto. La credibilità del giornalismo si misura anche nella capacità di riconoscere entrambi questi diritti quando diventano scomodi per la propria parte.
Motaz Azaiza, gli ostaggi fuori campo e il controllo di Hamas sul racconto di Gaza
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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