Dietro la retorica aggressiva di Recep Tayyip Erdoğan contro Israele e l’Occidente si sta consumando un movimento molto più pragmatico sul piano economico: Ankara ha revocato la licenza operativa della filiale principale di Bank Mellat a Istanbul, uno dei più importanti istituti finanziari iraniani legati allo Stato.
La decisione è stata adottata il 18 settembre dall’autorità turca di regolamentazione bancaria, la BDDK, e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. È stata applicata sulla base dell’articolo 71 della legge bancaria turca.
Non si tratta semplicemente della chiusura di uno sportello bancario.
Bank Mellat rappresentava da decenni uno dei punti di collegamento tra il sistema economico iraniano e quello turco. Una filiale bancaria regolarmente autorizzata permette infatti operazioni che i circuiti informali non riescono facilmente a sostituire: finanziamento del commercio internazionale, lettere di credito, regolamento di operazioni in valuta e rapporti con altre banche commerciali.
La banca iraniana era presente in Turchia dagli anni Ottanta e aveva svolto un ruolo significativo nei rapporti commerciali ed energetici tra i due Paesi.
La conseguenza è che una parte delle transazioni iraniane dovrà ora essere spostata verso intermediari, circuiti più complessi o sistemi informali, aumentando costi, tempi e rischi delle operazioni.
Il provvedimento turco arriva inoltre mentre Washington sta aumentando la pressione sulle istituzioni finanziarie straniere che continuano a fornire servizi al sistema iraniano.
Il 14 settembre il Tesoro americano ha sanzionato anche la russa VTB Bank, accusandola di aver contribuito all’elusione delle sanzioni attraverso rapporti con istituti iraniani. Washington ha contemporaneamente avvertito le banche straniere del rischio di essere escluse dal sistema finanziario statunitense qualora continuino a facilitare determinate operazioni iraniane.
Ed è proprio questo il punto strategicamente più interessante.
Ankara non ha dichiarato che la chiusura di Bank Mellat sia stata ordinata dagli Stati Uniti: la motivazione formale resta una decisione dell’autorità bancaria turca. Ma la tempistica coincide con una fase di forte incremento della pressione finanziaria americana sull’Iran e sugli intermediari stranieri che lavorano con Teheran. Reuters colloca esplicitamente il provvedimento in questo contesto.
Per la Turchia il calcolo è soprattutto economico.
Il sistema finanziario turco dipende dall’accesso ai mercati internazionali, dai rapporti con le grandi banche occidentali e dalla possibilità di attrarre capitali esteri. Entrare direttamente nel mirino delle sanzioni secondarie statunitensi comporterebbe costi potenzialmente molto superiori ai benefici derivanti dal mantenimento di un canale finanziario iraniano.
Esiste inoltre un precedente che Ankara conosce molto bene: il caso Halkbank, la banca statale turca finita al centro di un lungo procedimento americano per un presunto sistema utilizzato per aggirare le sanzioni contro l’Iran.
La vicenda Bank Mellat mostra quindi una delle contraddizioni fondamentali della politica regionale turca.
Erdoğan può mantenere una linea pubblica estremamente dura nei confronti di Israele e presentare la Turchia come antagonista dell’ordine regionale sostenuto dagli Stati Uniti. Ma quando il confronto arriva al cuore del sistema bancario e all’accesso ai mercati finanziari occidentali, Ankara tende a privilegiare i propri interessi economici.
Turchia e Iran, inoltre, non sono alleati strategici naturali.
Cooperano quando gli interessi coincidono, ma competono contemporaneamente per influenza in Siria, Iraq, Caucaso meridionale e Asia centrale. La relazione tra Ankara e Teheran è quindi caratterizzata da collaborazione tattica e rivalità strutturale.
La chiusura della filiale di Bank Mellat non significa che il commercio iraniano attraverso la Turchia scomparirà. Teheran dispone di intermediari, società di copertura e circuiti alternativi.
Ma ogni nodo finanziario formale che viene eliminato rende le operazioni più costose, più lente e più difficili.
Ed è precisamente su questo principio che si basa la strategia americana: non necessariamente bloccare in un solo colpo l’economia iraniana, ma restringerne progressivamente lo spazio operativo internazionale.
Il segnale proveniente da Ankara è quindi significativo: persino un governo politicamente ostile a Israele e spesso durissimo nei confronti degli Stati Uniti può decidere di sacrificare un importante canale finanziario iraniano quando il prezzo economico del mantenerlo diventa troppo elevato.
La Turchia chiude una delle principali porte finanziarie dell’Iran
Modificato il 20 settembre 2026 alle 11:55
Pubblicato sul canale Israele Senza Filtri
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