La rapida avanzata delle forze Houthi di Ansar Allah in Yemen sta restringendo progressivamente le opzioni strategiche dell’Arabia Saudita, mentre gli attacchi contro le infrastrutture energetiche del Regno aggiungono una dimensione economica alla crisi militare.

Le forze Houthi hanno conquistato un’ampia porzione della costa yemenita del Mar Rosso, aumentando la pressione sulle forze sostenute da Riyadh e rafforzando la propria capacità di minacciare le rotte marittime nell’area dello stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali passaggi commerciali tra Oceano Indiano, Mar Rosso e Mediterraneo.

Parallelamente è finito sotto attacco uno degli asset strategici più importanti dell’Arabia Saudita: l’oleodotto East-West, che permette di trasferire il greggio dai giacimenti orientali ai terminal del Mar Rosso, aggirando lo Stretto di Hormuz.

Dopo una serie di attacchi con droni contro infrastrutture nelle regioni di Riyadh e Medina, il flusso attraverso l’oleodotto sarebbe stato interrotto. Secondo le informazioni e le immagini satellitari circolate nelle ultime ore, la Pump Station 9 avrebbe riportato danni significativi, mentre sarebbero possibili danni anche alla Station 8. Le riparazioni potrebbero richiedere settimane.

La conseguenza strategica è rilevante: proprio mentre Hormuz rappresenta un punto estremamente vulnerabile per le esportazioni del Golfo, viene colpita anche la principale alternativa saudita per portare il petrolio verso Yanbu e il Mar Rosso.

La pressione sui due corridoi energetici ha contribuito alla crescita dei prezzi internazionali del petrolio, con il Brent salito sopra i 107 dollari al barile.

Per Riyadh le alternative restano difficili. Una nuova escalation militare contro gli Houthi potrebbe trasformarsi in un conflitto prolungato, richiedendo un sostegno internazionale consistente e rischiando di estendere ulteriormente la guerra. Una soluzione negoziale, al contrario, imporrebbe di confrontarsi con le condizioni avanzate da Ansar Allah.

Mohammed al-Bukhaiti, alto esponente Houthi, ha dichiarato che il movimento sarebbe disposto alla pace qualora l’Arabia Saudita interrompesse gli attacchi aerei, ponesse fine al blocco dello Yemen e cessasse il sostegno alle forze yemenite rivali.

Secondo quanto riportato, Mohammed bin Salman avrebbe inoltre discusso della situazione con Donald Trump, senza però ottenere finora indicazioni di un intervento americano diretto su larga scala.

Riyadh si trova quindi davanti a un problema su due fronti: contenere militarmente l’avanzata Houthi e contemporaneamente proteggere l’infrastruttura energetica costruita proprio per garantire una via d’esportazione alternativa a Hormuz.