Su Ynet, il generale della riserva Guy Hazoot contesta l’impianto del documentario NAZA. Con una precisazione importante: non ha visto il film integralmente e risponde alle accuse emerse da estratti, interviste e recensioni.

Il punto centrale della sua critica è l’assenza di un elemento decisivo: la strategia militare di Hamas dentro la popolazione civile. Tunnel sotto i quartieri, infrastrutture militari negli edifici e strutture minate non possono essere cancellati dall’analisi, attribuendo poi esclusivamente a Israele ogni conseguenza della guerra.

Per Hazoot, questa lettura crea un incentivo perverso: più un’organizzazione terroristica espone i propri civili, più ottiene protezione dalle pressioni internazionali sul suo avversario. La sofferenza della popolazione diventa così un vantaggio strategico per chi la mette in pericolo.

Questo non assolve automaticamente l’IDF. Hazoot ribadisce che le accuse credibili devono essere investigate e che la condotta di Hamas non cancella gli obblighi israeliani di proteggere i civili.

L’autore critica anche chi invoca la distruzione di Gaza o liquida i registi come traditori: quella retorica non confuta nulla e danneggia Israele. La risposta, sostiene, deve essere documentata e rigorosa: né accettare un’accusa perché compare in un documentario, né respingerla senza esaminarla.